BARCELETTA
Piacevolissima,
Sopra i fanciulli che vanno vendendo
LE VENTAROLE
per la città, ed un capitolo e
Lode sopra la bella
VENTAROLA
Ah, le belle ventarole,
Chi ne compre a chi ne vole
Col suo manico garbato,
A piacer e a buon mercato,
Su, su, donne, su, donzelle,
Ecco qua come son belle,
Nobilmente lavorate,
Ben dipinte e ben stampate,
Questa vale una muraia,
Questa un soldo, a non dir baia,
E quest'altre un bolognin,
E le picciole un sesin.
Solamente la fattura
I colori e la pittura
Che vi è andata, il prezzo vale,
E ci va del capitale.
Il maestro che le attende,
Poco manco a noi le vende,
Tal che molt' habbiam che fare
A potercene salvare,
Ma per non andare a male,
E non gir all'ospitale,
Facciam simil mercantia
Non che lecco assai vi sia.
Le portiamo a questo tempo
Sol per darvi un passatempo,
Nobil, vago ed eccellente,
E che stiate allegramente.
Qua vedrete bei sonetti,
Stanze, rime e dotti detti,
Madrigali e villanelle,
E capricci e cose belle.
Qua non vi è pensier profano,
E potrete darle in mano
A i figliuoli e le figliuole,
E può leggerle chi vuole.
Su, su, dunque, almi signori,
Per fuggir gli estivi ardori
Che bollendo vanno intorno
La mattina e tutto il giorno
Ecco il tempo che v'invita
A comprarne un'infinita,
Per scacciar l'immenso caldo
Ch'ogn'or via si fa più saldo.
Quando ne vorrete, poi?
Come il sol si scosta a noi?
E che il caldo sia calato,
Ed il mondo raffreddato?
E che il verno, aspro e crudele,
Spiegarà l'orride vele,
E che giù verran le brine
Le gielate e le pruine?
Ma v'avviso, poich' all'hora
Converravvi metter fuora
I buon guanti, e le manizze,
I cappotti e le pellizze,
Perché all'hor madonna bianca,
Qual già mai di venir manca,
Sotto i letti e le banzole
Farà trar le ventarole.
Però, fin che Febo è in campo,
Col suo chiaro e caldo lampo,
Preparate alla difesa
Da schivar sì grave offesa.
E che cosa prender resta
Più appropriato di questa
Per scacciare i gravi ardori
Qual ne dà co' i suoi vapori?
Mentre questa adoprarete,
Le mosch' anche cacciarete,
Qual son tanto stomacose
Insolenti e fastidiose.
Come l'huomo ha ben pransato,
E che il corpo è consolato,
E non fa quel che si fare,
S'incomincia addormentare,
E mentr'ei stampa un sonetto,
S'una cassa, ovver sul letto,
La molier o la figliuola
Prenda in man la ventarola,
E poi serra pianamente
Le finestre, e gentilmente
Gli fa vento con destrezza,
Perché dorma con dolcezza.
Così dome una mezz'hora,
Di se stesso in tutto fuora,
Che quel vento sì temprato
Lo conforta e gli fa grato.
Poscia ch'esso si risente,
Così fresco poi si sente,
Che sta tutta la giornata
Come fusse una gioncata.
Se voi sete a sorte in villa,
Per goder l'aura tranquilla,
Nulla cosa vi consola
Se non vi è la ventarola.
E s'assorte andate a spasso
La mattina, o pur da basso
Non potete haver contento,
Se non vi è lo paravento.
Una sposa, che sia bella,
Se splendesse più che stella,
E non abbia il suo ventaglio
Non si stima un capo d'aglio.
Al fin, questo è un istromento
Che dà a tutti compimento,
E, sia pur ch'esser si voglia,
Chi non l'ha sente gran doglia.
Però, a gara corra ogn'uno
Per pigliarne, e ciascheduno
Si fornisca a la stagione,
Poi che il sole entra in Leone.
Ma i' sto qui a cicalare,
E nissun non vuol comprare:
Meglio fia ch'io muta sito,
E pigliar altro partito;
Pur mi par che sia chiamato,
Chi ne vol, son qui parato,
Vengo a voi, bella signora,
Voi, restate a la buon'hora.
IN LODE DELLE VENTAROLE
Dolce, soave e gratiosa mole,
A voi ritorno, ventarole, a voi,
Leggiadrissime e vaghe ventarole,
Che dignissime sete qui tra noi
D'esser amate e d'esser riverite
Da bassi, da mezzani e da gli eroi,
E se l'umil mio carme voi gradite,
So che che non cambierei sì gran favore
In quel che fec' a Orfeo il re di Dite,
Quand'Euridice sua da ciec' orrore
Libera rese, se ben poi di novo
La perde, per sua colpa e per errore.
In somma tal, per voi, contento provo,
Che non invidio chi trasse di Leda
Sì come gallina, più d'un uovo.1
Faccia altri pur de monti d'oro preda,
E di quei fiumi c'han di perle il letto,
Pur che una di voi mi si conceda.2
E se can, e se gatta, molto o poco
Ci volesse noiar, o dar fastidio,
Voi difendete noi da strano gioco.
Quant'ha mai cose celebrate Ovidio,
E quante Plinio, e quante il Mathiolo,
Mentre di voi ragiono, non invidio3
Voi d'Eolo superate il fero stolo
Per il vostro valor, e di colui
Che suol in compagnia movervi, o solo.
A regie mense intervenite vui,
E se ben percoteste alcun nel naso,
Non vi castighiam già per questo nui.
Ad arte sete fatte, e non a caso,
E di talco, di piume, e d'or, di seta,
Sì come la grandezza ha persuaso.
Parmi pur meravilia stran' e lieta
Ch'altri vi formi ancor, quasi senz'arte,
E di lauri, e di persici e di bieta,
Ma voi, in ogni tempo, in ogni parte
Sete stimate più fatte vezzose
Di motteggiante e figurate carte,
Sono ancor naturali e gratiose
Quelle cose ch'i muli, ch' i cavalli
Hanno per via cacciar mosche noiose4.
Sete anco bone, quand'è cargo il tetto
E di nevi e di giaci, acciò che 'l foco
Non facci al capo e a gli occhi mal effetto5.
Questo chi afferma, non so se si falli
Che sian di vostra specie; so ben questo:
Che schivand' altri spassi, canti e balli
Dirò di voi qualch' altra cosa presto.
Lodi sopra la bella ventarola
Mi chiamo ventarola,
Che con l'opera sola
Do ristoro e contento
Portando l'aura e il vento,
Nascosta sto dal giaccio,
Zenzale e mosche scaccio,
E al sol faccio riparo
Ogn'un de' havermi caro.
Come Borea e Aquilone
Non fan fresca stagione
Io me n'esco per loro,
A dar qualche ristoro.
E tal'hor di mezzo giorno
Rendo un bel viso adorno,
Sbattendo un biondo crine,
Con le gratie vicine,
Nascondo li difetti
Nel colmo de' diletti,
E i pensieri amorosi
A me non sono ascosi.
Di me si servon tutti:
Huomini, donne e putti,
Ogn'un mi può adoprare
Che nacqui per giovare.
Al letto ed alla mensa
Pronta man mi dispensa,
Onde per tutto vola
La grata ventarola.
IL FINE
1Questa terzina, presente nell'edizione in forma di ventarola, s.d. e s.l., manca nella versione edita nel 1639
2A questo punto il testo dell'edizione in forma di ventarola citata, inserisce i tre versi da “Sete ancor buone...” a “...o dispetto.”
3Le due terzine, da “E se can..” fino a “...non invidio” appaiono solo nell'edizione in forma di ventarola cit..
4Questa aterziana appare solo nella versione della ventarola cit.
5Mal effetto. Nella versione in forma di ventarola il testo è: “a gli occhi onta o dispetto”.