CANZONE
DE’ RIPOSATI
E Dapochina Dormentona sua serva, sopra una
sua cagnuola persa, detta la
Pelosina.
le, olle, cantari, orinali, ed altre sorti di massaritie
da cucina, che in dui mesi ha fatto quella massara.
Con il commiato che gli da la patrona
DI GIULIO CESARE CROCE
Poveretta mi tapina,
Dolorosa e sconsolata,
Che m’è stata ohimè robata
La mia bella Pelosina
Poveretta mi tapina.
L’ho tenuta sempre stretta,
Né volea mostrarla alcuno,
Ch’io temevo che qualch’uno
Non ne fesse un dì rapina.
Poveretta mi tapina.
Tanto bene io gli voleva,
C’havrei tolto per partito
Sto rubin, ch’io porto in dito
Perder prima, o sta turchina
Poveretta mi tapina.
Ma che dico? Havrei voluto
Perder tutta la mia dota
E restar di roba vuota
Che mai perder sta cagnina
Poveretta mi tapina.
Tante feste mi facea,
Tante belle carezzine
E di vezzi senza fine,
Dalla sera a la mattina
Poveretta mi tapina.
E la notte poi nel letto
Da i miei piedi ella dormea,
Né giammai se ne movea
Fin’a l’alba mattutina,
Poveretta mi tapina.
Ella è poi cotanto bella,
Ch’era proprio una bellezza,
E una spanna di longhezza
Anco alquanto più cortina
Poveretta mi tapina.
Basta. Ell’è tanto garbata,
Tanto vaga e gratiosa,
Che di lei era gelosa
Come fosse una puttina
Poveretta mi tapina.
Ma che m’ha giovato, ahimè,
Il tenerla ogn’hor serrata,
Se a la fin ell’è scappata
Fuor da l’uscio di cantina
Poveretta mi tapina.
Che la serva, uscendo fuori
Per andare in un servitio,
Fuor de l’uscio, oh che giudizio,
Ha serrata la meschina
Poveretta mi tapina.
Ho mandato questa pazza
Per veder s’ella si trova,
E se vien con trista nuova
Vo’ assettargli la schiavina
Poveretta mi tapina.
Perché tanto ha preso il piede
Sta ribalda in questa casa,
Ch’ogni dì fa qualche rasa
Né mi stima una puina
Poveretta mi tapina.
Tante volte gli ho cridato
Ch’io son già venuta matta
Ma bisogna ch’io la gratta
Che quest’è la medicina
Poveretta mi tapina.
Ho pregato mio marito
Che la mandi a la mal’hora,
E’ promette farlo ogn’hora,
E pur tien questa mastina
Poveretta mi tapina.
Tante, e tante me n’ha fatte
Ch’io non posso più soffrire
Né men voglio più patire
Ch’una serva mi ruina
Poveretta mi tapina.
Tutte l’altre mi passava,
Ma il smarrir questa cagnuola
Più mi brucia di lei sola
Che de l’altre una ventina
Poveretta mi tapina.
Ma io vedo ch’ella torna,
Tutta quanta riscaldata,
Non la deve haver trovata,
Ch’ella viene a testa china
Poveretta mi tapina.
“Dapochina, dimmi un poco
Hai tu nuova, che sia buona?”
“Io non l’ho, cara patrona”
“Ah, la ribalda malandrina!”
Poveretta mi tapina.
“E Madonna, non gridate,
Ch’io vi prego in cortesia”
“Il malan che Dio ti dia,
Bestia matta patarina.
Poveretta mi tapina.
Dove sei stata a cercarla?”
“Io son stata in ogni loco”
“Torna presto, torna un poco
Da Madonna Catarina
Poveretta mi tapina.
E se lei non l’ha veduta,
Va’ correndo di tirata,
Da Madonna Policrata,
O la giù da la biondina
Poveretta mi tapina.
E se là non la ritrovi,
Vatten fin da la Taddea
O da zia Bartolomea,
Ch’accompagna mia cugina,
Poveretta mi tapina.
Se costor non ne san nuova,
Volta giù per quel stradello,
Dove sta Mastro Antonello,
Che sposò la rizzolina
Poveretta mi tapina.
Non facendo qui profitto,
Vatten fin da Mastro Piero,
Dal fornar’, o dal barbiero,
O dal zio de la Mantina
Poveretta mi tapina.
Va’ da Mastro Fabiano,
Che fors’ei l’havrà veduta,
O dal padre de la muta,
Che ci tolse la gallina.
Poveretta mi tapina.
Va ancor là, da la Sempronia,
A veder s’ella l’ha vista,
E da Mastro Giam Battista,
Ch’è compar de la Giannina
Poveretta mi tapina.
Se tu arrivi da la zoppa,
Forsi ben la troverai,
E s’a forte qui non l’hai,
Vatten fin da la gobbina
Poveretta mi tapina.
Va da l’Anna permalosa,
O da Cinthia sgallonata,
Da Silvestra disdentata,
O da l’orba fiorentina.
Poveretta mi tapina.
Vatten lì, dal zavattino,
Arriv’anco dal magnano,
Né andrai fors’anco in vano
Da la storta bavellina.
Poveretta mi tapina.
Va’ per tutto, in conclusione,
Né lassar strada o sentiero,
Buco, forno né quartero,
Cara e dolce Dapochina
Poveretta mi tapina.”
“Io non voglio più, Madonna
Ritornare in alcun loco.”
“Eh, torn’anco, torna un poco
Da Madonna Brandolina
Poveretta mi tapina”.
“Io vi dico a buona ciera,
Ch’io non voglio uscir più fuora”
“Horsù, via, non far dimora,
Ch’io non sleghi una fassina.
Poveretta mi tapina”.
“Oh Madonna, non parlate
Di bastone, in cortesia”
“Dunque, presto, torna via
Che colui non ti strascina
Poveretta mi tapina”.
“Non ci voglio più tornare,
S’io credessi di morire”
“Ed io ti farò partire
Di sta casa, forfantina
Poveretta mi tapina.
Hai perduto un tovagliolo,
E bruciato un pannicello,
Rotto il fondo a un catinello,
E spezzato una fassina
Poveretta mi tapina.
L’altro dì, nel far la salsa,
Il piston mandasti a spasso,
E spargesti tutto il grasso
L’altro giorno in la cucina
Poveretta mi tapina.
Non si trova la grattugia,
Né il coltel che pesta il lardo,
E de’ tondi, s’io li guardo,
Me ne manca una dicina
Poveretta mi tapina.
Hai spezzato un bel tegame,
E due olle, e una pignatta,
E incolpasti anco la gatta,
C’havea rotta la ramina
Poveretta mi tapina.
E perché pur vuoi ch’io dica
Ogni cosa, in conclusione,
Tu porgevi a un tuo bertone
Tutto il vino e la farina.
Poveretta mi tapina.”
“Andarò, quando m’havrete
Dato quel, c’ho haver da voi.”
“Ah, sfacciata, ancor tu vuoi
Farm’oltraggio, e ch’io squattrina
Poveretta mi tapina.
Non sai tu, disgratiata,
S’io ti tolsi a l’Hospitale,
Tutta carica di male,
E di rogna franciosina,
Poveretta mi tapina.
T’ho raccolta e spedocchiata,
E vestita da tua pare,
Né sapevi dove andare,
Infelice poverina
Poveretta mi tapina.
E poi anco hai tanto ardire,
Insolente forfantona,
Oprar contra a la patrona,
Quella lingua serpentina.
Poveretta mi tapina.
Dimmi un poco, sciagurata,
Quanto danno m’hai tu dato
Oltra il pan che m’hai mangiato
Di’, ribalda, di’, assassina!
Poveretta mi tapina.
Primamente tu m’hai rotto
Tre dicine di piattelli,
E m’hai perso tre cortelli,
Dui cucchiari e una forcina
Poveretta mi tapina.
Una coppa, e dui bicchieri
M’hai spezzati nel lavare,
Dui boccali e tre inghistare,
E una tazza picciolina
Poveretta mi tapina.
Ma null’altro, come ho detto,
Sì m’importa, traditora,
Quanto haver serrata fuora
La mia bella bestiolina
Poveretta mi tapina.
E però non ti darei
Una craizia, un begattino,
Va’ pur via da sto confino
A chi dico? Su, cammina!
Poveretta mi tapina”.
“Horsù, pur’io vado via,
Ma mi piangerete anchora”
“Va’ pur via, né far dimora
Né far qui la mescolina,
Poveretta mi tapina.
Io mi son pur scapricciata
Con costei a questo tratto,
Ma, meschina, c’ho io fatto?
Son tal’hor pur cervellina
Poveretta mi tapina.
S’io ne vo’ pigliare un’altra
Potrei far peggior baratto,
E s’a forte non ne catto,
Tocca a me far la cucina,
Poveretta mi tapina.
E s’al foco m’appresento,
Son sì debil di cervello,
Che due mesi, o tre, do bello
Stare in letto, ahimè, meschina
Poveretta mi tapina.
E però, se la ritorna,
La vo’ torre un’altra fiata,
E non vo’ stare ostinata
Se ben gioca di cinquina
Poveretta mi tapina.
Perché inver queste massare
Quasi tutte han tal difetto,
Mentre noi dormiamo in letto,
Chi rastella, e chi rampina
Poveretta mi tapina.
Horsù, pur io voglio andare
A serrarmi in la mia stanza,
Perché più non ho speranza
Di veder la Pelosina
Poveretta mi tapina.
IL FINE
Testo trascritto da: Canzone in dialogo di Madama Poco Fila e Manco Inaspa de' Riposati e Dapochina Dormentona sua serva, sopra una sua cagnuola persa, detta la Pelosina. Dove s'intende il grande spezzamento di piati scodelle, olle, cantari, orinali, ed altre sorti di massaritie da cucina che in dui mesi fa fatto quella massara. Con il comiato che gli dà la Patrona. In Bologna, per Giovanni Rossi, 1594, BAB