CANZONE
DI MADONNA
DISDEGNOSA
sorella di madonna
TENERINA,
e figliuola di madonna
Caccolina.
Sendo stata a tutti grata
Come cosa assai garbata
Quella nobil canzoncina
Di madonna Tenerina,
Voglio scioglier la favella
E cantare ancor di quella
Di madonna Disdegnosa
Oh, quant'era disdegnosa!
Questa nacqua a un parto secco,
Ambedue in un proprio spero,
E la fece la natura
Disdegnosa oltra misura,
Ch'io non credo fosse al mondo
A girarlo a tondo a tondo
Donna mai più permalosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Venghin dunque in questo loco
Tutte quelle che per poco
Si sdegnano a sentire
Tutto quel ch'io voglio dire,
Che, se audienza mi daranno,
Forsi mai si sdegnaranno
Perché è cosa vergognosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Horsù, state ad ascoltare,
Perch'io voglio cominciare,
E dirò distintamente
Tutto quel che se ne sente,
I costumi e i portamenti,
Le maniere e gli andamenti,
De sta donna sì famosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Andò un giorno ad una festa
Dove stata era richiesta,
E perché, com'è il dovere,
Alla prima da sedere
Non gli fu fatto portare,
Mai quel dì volle ballare,
Ma fe' sempre la ritrosa:
Oh, quant'era disdegnosa!
S'ella andava ad un convito,
Come fatto era l'invito
Né la prima fusse stata
A la mensa presentata,
Tosto il grugno ella levava,
E per torto si voltava
Né voleva alcuna cosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se chiamata era tal'hora
Per madonna e non signora,
Si sdegnava di maniera
Ch'una settimana intiera
Stava in camera serrata,
Malenconica e turbata,
Mesta, afflitta e lagrimosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se tal'hor un l'incontrava
Ed a lei non s'inchinava,
Se 'l teneva a grand'ingiuria,
E montava in tanta furia
Che parea gettasse foco,
Come drago in ogni loco,
Ovver sempre velenosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
S'uno in lei gl'occhi affissava,
Né poi presto gl' abbassava,
Si sdegnava di tal sorte
Che l'odiava fino a morte,
Né gli havrebbe perdonato
Se un tesor gli havesse dato,
Tanto in questo era stizzosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se qualchun, sì mal creato,
Seco havesse ragionato,
Né tenuto havesse in mano
La berretta, e detto piano,
Ella entrava in tanta smania
Ch'a vederla in tale insania
Parea proprio furiosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se qualchuno a l'improvviso
Nel mirarla havesse riso,
O guadrata la sua porta
E che lei se 'n fusse accorta,
A quel tale, oh che sollazzo,
La serrava nel mostazzo,
Tant'era ella sospettosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se qualchun chiamato havesse
E risponder non potesse
Presto come ella voleva,
Se ben poi gli rispondeva
Ella più non si curava
Ma le spalle gli voltava
Disdegnata e dispettosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se perdeva una pianella,
Un'agocchia o una cordella,
Di maniera si sdegnava
Che, se ben poi la trovava,
Non l'havrìa quel dì adoprata
Chi l'havesse imbalsamata,
O donato ogni gran cosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se la gatta la guardava
In tal collera montava
Che parea con tanto sdegno
Che tal bestia havesse ingegno,
E se via non fosse gita,
L'haveria priva di vita,
Tanto era tossicosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se nel piatto ove mangiava
Qualche busca ritrovava,
Benché fusse piccolina
Da la mensa con rovina
Si levava, e non è fola,
Né sarìa tornata a tola
Chi l'havesse fatta sposa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se per sorte alcun bevea
Nel bicchier ch'ella tenea
Su la tola per suo uso,
Tosto lei levava il muso,
Né mai più l'adoperava,
Ma in un tratto lo spezzava
Come cosa stomacosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se, per sorte, un fosse stato
Su 'l suo letto un po' posato,
Come s'usa per il caldo
Gl' havrìa detto: “Bel ribaldo!”,
E, mutata, oh bella berta,
I lenzuoli e la coperta,
I cossini ed ogni cosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se una cosa ella chiedeva,
E in un tratto non l'haveva,
Non pensate, oh chi vedesse,
Che mai più lei la volesse,
Ma, più quanto si pregava,
Tanto più s'infuriava,
E veniva precipitosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se, mentr'ella ragionava,
E che un altro subentrava
A interromper il suo dire,
Non potendo ciò patire
In tal collera montava
E di modo si turbava
Che mai fu più horrenda cosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Allacciandosi un stringhetto
O rompendosi un ferretto,
S'hebbe tanto a disdegnare
Che vestir, né men calzare
Non si volse più quel giorno,
E tre dì dentro di un forno
Dal gran sdegno stette ascosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Se il marito la chiamava
O tal'hor gli comandava
Qualceh cosa, benché poco,
Diveniva tutta foco,
Né voleva per dispetto
Né mangiar, né andare in letto,
Ma facea la capricciosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Onde quel, ch'era già stufo
Di tal baie, e che del gufo
Non havea, fe' disegno
Di veder se con un legno
La poteva ritirare
Da sto tanto disdegnare,
Con maniera gratiosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Ed un dì, che per niente
Disdegnata fortemente
Se ne stava, ei col bastone,
Senza far altro sermone,
Cominciolla a salutare,
E costei forte a gridare:
“Ohimè, trista dolorosa!”,
Oh, quant'era disdegnosa!
Corse mastro Tolomeo,
A tal voce, e mastro Meo,
Mastro Grillo e mastro Anselmo,
Mastro Min, mastro Guglielmo,
Mastro Fausto e mastro Giulio,
Mastro Marco e mastro Tullio,
Tutta gente curiosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Poi di donne una militia:
La Sostanza e la Sulpitia,
La Clemenza e la Sempronia,
La Costanza e la Febronia,
La Lavinia e la Virginia,
La Flaminia e la Tarquinia,
E madonna Nicolosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Giunta tutta questa gente,
Cominciando humanamente
A riprender il marito,
Che col legno a mal partito
Havea indotta sta meschina,
Che già stava a testa china
E levare più non osa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Il marito, infuriato,
A ciascun diede commiato,
Perch' egli era un huomo sodo,
E volea far a suo modo,
Onde tutti andar di botto
E madonna restò sotto
Il baston, tutta cigliosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
“Oh marito, car marito,
Non mi far cattivo invito,
Ferma alquanto il grosso legno,
Che mai più non mi disdegno,
Né m'impettarò mai più
Ma farò quel che vuoi tu,
Né sarò più tanto ombrosa”,
Oh, quant'era disdegnosa!
Così, stando stesa in terra,
Dicea: “Pace, e non più guerra”,
E il marito simil danza
Dicea: “Smetti questa usanza”,
Ed a dirlo inconfusione
Oprò tanto col bastone
Che mai più fu sì rabbiosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
Hor perché voglio finire,
Donne mie vi vo' avvertire
A fuggir simil capritio,
Che non è il più brutto vitio,
Ed habbiate il specchio avanti
Che il degnarsi a tutti quanti
Sempre fu laudabil cosa,
Oh, quant'era disdegnosa!
IL FINE