CANZONE NOVA E RIDICOLOSA
Sopra i SUGHI, che si usano fa-
re al tempo delle vendemie,
in queste parti. Di G.C.C.
AI LETTORI
Voi che vi dilettate di mangiare
De’ sughi a tiracorpo e pien budello
Questa operetta venite a comprare
Dal vostro sviscerato Darinello,
Che impararete come s’han da fare,
E di comporli vi darà il modello;
Non volgiate restar per cosa alcuna,
Che per quattro quattrin n’havrete una.
Hor che il tempo s’appresenta
Del far mosti e vendemmiare,
E che par ch’ogn’un consenta
Far de’ sughi a tutt’andare,
Son sforzato di cantare
In sua laude sta canzon.
Viva i sughi dolci e bon.
Qui non chiamo il biondo Apollo,
Che più volte già l’ho stracco,
Ma nel tor sta piva al collo
Solamente voglio a Bacco,
Che di molto m’empì il sacco
Ch’io farò più dolce son.
Viva i sughi dolci e bon.
Sarà dunque la mia Musa
Bacco mio cortese e grato,
Che levandomi alla musa
Il suo fiasco al modo usato,
Mi darà la voce e ‘l fiato
Di cantare a ogni stagion.
Viva i sughi dolci e bon.
Maraviglia assai mi faccio,
Che ‘l Petrarca e l’Ariosto
Dante, il Bembo ed il Boccaccio
E tant’altri c’han composto,
Che le man non habbian posto
In sì rara occasion.
Viva i sughi dolci e bon.
Horsù, sia come si voglia,
Io son qui, parato e pronto,
Poi che quei di quelle scole
N’han tenuto poco conto,
Di pigliarmene l’assonto
E cantare in questo ton.
Viva i sughi dolci e bon.
Prego dunque huomini e putti,
Vecchi, giovani e donzelle,
Ch’ascoltar si degnan tutti
Le sue lodi ornate e belle,
Ch’io non scrivo bagatelle,
Ma con senso e con ragion.
Viva i sughi dolci e bon.
Gran valente fu colui
Che fu primo a far l’agliata;
Più valente assai di lui
Chi trovò la peverata,
Ma di mente più levata
Chi trovò st’invention
Viva i sughi dolci e bon.
Sono i sughi una vivanda
Che trovò la gente antica
Che ti serve per bevanda
E per cibo ti nutrica
Ed il corpo ti lubrica
E rinfrescati il polmon.
Viva i sughi dolci e bon.
‘Nanti pasto e dopo pasto,
Puoi mangiarne a tira pelle
E trar giù senza contrasto
Quattro, cinque o sei scodelle
Ch’ei ti purgan le budelle
E fan buona operation.
Viva i sughi dolci e bon.
Chi patisce mal d’orina,
Né si possa scaricare
Pigli pur tal medicina,
Che la viene a provocare,
E, se ben si vuol sanare,
Faccian fare un pignatton.
Viva i sughi dolci e bon.
Se patisci di cervello
O non possi digerire,
Mangian pure un buon piattello,
Over dua, se vuoi guarire,
E poi vattene a dormire
Senza havere sospettion.
Viva i sughi dolci e bon.
Quello serve per siroppo,
Per giuleppe e per christiero,
Né t’offende o grava troppo,
Perchè è cibo assai leggiero
E fa far buon lavoriero
A quei c’han l’opilation.
Viva i sughi dolci e bon.
Mangia pur quanto tu sai,
Buon cappon, polli e vitella,
Che, se ben mangiato havrai,
Sì che tiran le budella,
Sempre mai una scodella
Ne puoi trar giù nel ventron.
Viva i sughi dolci e bon.
Non aggravan di niente,
Né ti fan doler la panza,
Né ti toglion filo al dente,
Ben che ‘n mangi in abbondanza.
Ma ti danno assai sostanza,
E fan buona complession.
Viva i sughi dolci e bon.
S’una donna dà la tetta,
(Odi bene il mio latino)
Pigli pur questa ricetta,
Di mangiarne un buon catino,
Che ingrassar vedrai il bambino
E venir come un paston,
Viva i sughi dolci e bon.
Ma, a voler che sian garbati,
Ci bisogna l’avvertenza
Che nel mosto sian temprati,
Con farina a sufficienza,
E menar con diligenza
Quando son nel calderon.
Viva i sughi dolci e bon.
Vuole il mosto esser d’Albana,
Che sia gialla, e ben matura,
Dolce e bianca, ma lontana
Nata sia da la coltura;
Anco è buon fuor di misura
Il Magliolo e l’Albanon.
Viva i sughi dolci e bon.
Di farina un buon cucchiaro
E di mosto una scodella,
Che sia ben colato e chiaro,
E s’incorpori con ella,
E al bollir che fanno in quella,
E tu mena col baston.
Viva i sughi dolci e bon.
Poi, bolliti un quarto d’hora,
Sì che il mosto sia ben cotto,
Non si facci altra dimora,
Ma ciascun col scodellotto
A la pentola di trotto
Corra a tor la provision.
Viva i sughi dolci e bon.
Caldi e freddi, neri e bianchi,
Son buonissimi a ogni via,
E chi può levarne i fianchi,
Mai non sente malattia,
Ma s’ingrassa tuttavia,
E fà bella carnason.
Viva i sughi dolci e bon.
Non è dunque maraviglia,
Quando vien le castellate,
Se le genti a tutta briglia
Han le pentole ordinate,
E se corron le brigate
Con i fiaschi e i boccalon:
Viva i sughi dolci e bon.
Chi misura la farina,
Chi sedazza, e chi buratta,
Chi la tra’ in la caldarina,
Chi la cola in la pignatta,
Chi la schiuma fuor vien tratta,
Chi la scola in un canton.
Viva i sughi dolci e bon.
Poi si vedon tose e tusi,
Per non dir putti o citelle,
Impiastrarsi tutti i musi,
Gli occhi, il naso e le mascelle,
Chi ne vuol quattro scodelle,
Chi ne vuole un catinon.
Viva i sughi dolci e bon.
Quei c’han grande il barbozzale
E la barba sgarmigliata,
A i mustacchi in modo tale
Dan la salda sì garbata
Ch’ella sta dritta e levata
Come coda di ceson.
Viva i sughi dolci e bon.
Vuol ben’un haver mangiato
Torta, carne, pane e vino,
Che non habbi ogn’hor salvato
Da riporne un scodellino,
Sempre mai v’è un camerino
Da salvar tal monition.
Viva i sughi dolci e bon.
Alla fine ogn’huomo sguazza
Con i sughi in ogni loco,
E chi ride, e chi sollazza
Mai fu visto il più bel gioco,
Chi ne vuole assai, chi poco
Chi gonfiar vuole il pallon.
Viva i sughi dolci e bon.
Dunque, sotto de’ sambughi
Sotto i sorbi, i pomi e i peri,
Canterò l’honor de’ sughi,
E per strade e per sentieri,
Farò udir suoi prieghi altieri
A ogni sorte nation
Viva i sughi dolci e bon.
Però tutti in dolce tempre
Gridaremo in ogni riva,
Viva i sughi al mondo sempre,
Viva i sughi, viva, viva!
E suoi merti ogn’huomo scriva,
E la sua reputation.
Viva i sughi dolci e bon.
Hor fo’ fin, signori cari,
Ch’a le lodi sue infinite,
Vorrian versi assai più rari,
E le rime più esquisite,
Però qui saran finite
E farò la conclusion:
Viva i sughi dolci e bon.
IL FINE
Testo trascritto da: Canzone nova e ridicolosa in lode de' sughi, che s'usano di fare il tempo della vendemmia in queste parti, in Bologna, per Bartolomeo Cochi al Pozzo Rosso, 1610, BAB