CINQUANTA
CORTESIE,
ovvero
CREANZE DA TAVOLA.
Di Giulio Cesare Croce.
In Bologna, per Bartolomeo Rossi. Al Pozzo Rosso
___________________________________________
Con licenza de Superiori. 1609.
Padri, che auete figli, e che bramate
Ornarli di creanza, e cortesia,
Quando a qualche convito gli mandate,
Udite (ve ne prego), questa mia
Monitione, overo avvertimento,
Che del proceder vi darò la via.
Cinquanta Gentilezze sono intento
Da tavola, mostrarvi, se l’udienza
Grata darete al mio ragionamento;
Perché chi è mal creato, oltre che senza
Biasmo non parte, i convitati assai
Offende, com’huom pien di negligenza.
Però dunque, figliuol, quando tu andrai
A tavola, se sei giusto, et humano,
Del pover prima ti ricorderai.
E se a sorte darai l’acqua a le mano,
Cerca darla con gratia, destramente,
Che tu non sij accusato per villano.
Ancora ti bisogna haver ben mente
Non ti poner nel luoco più onorato,
Che non t’incontri qualch’inconveniente.
Innanzi ch’il boccone habbi pigliato,
Guarda come fan gli altri, e farà bene,
S’ aspetti ancora, che ti sia assegnato.
Poi star ben su la vita ti conviene,
E non curvo, né storto, e i pié tenere
Dritti, che dal suo lato ogn’un gli tiene.
Non ti porre appoggiato; né à giacere,
Con le braccia, e co’l corpo su la tola,
Che daresti da dir a più potere.
Guarda di non t’empir troppo la gola,
Ma temprati; perché, se ti bisogna
Risponder, c’habbi schietta la parola.
Parla poco à la mensa, ché vergogna
Potresti aver, che spesso nel convito
Si dicon cose piene di menzogna.
Prima che bevi, fa che tranghiottito
Habbi il boccone; e nettati la bocca,
Acciò che tu non sij mostrato a dito.
E se la sete troppo non ti tocca,
Lascia di ber: perché si perde il vino;
Oltre che spesso il ragionar s’incocca.
Se per sorte colui, che ti è vicino,
Non può torre il bicchier senz’il tuo aiuto,
Porgigliel tu: ma cerca far pianino.
Se ti da bere un qualche dissoluto,
Ch’empia troppo la tazza, mi contento,
Che la pigli à due man, fin c’hai bevuto,
E, similmente, se colui è intento
A dar la coppa, e tu non habbi sete,
Pigliala, e dalla a un altro ch’io’l consento.
Mentre che mangi con le voglie liete,
Se giunge un, pur ch’à te non sja maggiore.
Non ti mover da mensa, e stà in quiete.
Guardati di far strepito, o romore
Co’l naso, e fantasia non ti toccasse
Di bere il brodo, ch’egli è poco honore.
Ancora, se la tosse ti pigliasse,
O lo starnuto, cerca di voltarte
In fuori, che qualch’un non s’aggravasse.
Ancor son obligato d’avvisarte:
Di carne, ova, e formaggio non far pane.
Ma cerca in ogni cosa moderarte.
18. Mentre, che mangi con tue voglie humane
Loda il convito sempre, e no’l biasimare,
Come far soglion certe genti vane.
E parimente non voler guardare
A la scodella d’altri; s’ella è piena
Più de la tua, che non si deve fare.
20. A tavola sta sempre con serena
Fronte, et u’ donne son, trinciali innante,
Che per la tema non mangiano è pena.
21. Cerca d’esser ancor destro, e galante,
Co’l toccar gentilmente le vivande;
Né tor quel c’ha il compagno tuo davante.
22. Se vuoi ben masticar, mai troppo grande
Non tagliar il boccon; ma fallo onesto,
E non mangiar da tutte due le bande.
23. E di più di comando e ti protesto:
Se v’è sol un bicchier, non vi por drento
Pane, over altro, ch’egli è disonesto.
24. Havrai ancora questo avvertimento:
A tavola, non dir cosa schivosa,
Che porgeresti altrui noia, e scontento.
25. Guardati da parola ingiuriosa:
Né poner mai dinanzi al tuo compagno,
Tondo brutto, o scodella, o simil cosa.
26. In questo avviso ancor non sparagno
Di dirti, che non tocchi gatti, or cani,
Che non sta ben, e non v’è guadagno.
27. Habbi avvertenza ancora con le mani
Non ti tocar il naso, o in altro loco,
Che queste son creanze da vilani.
28. Se brami esser locato fa che poco
O nulla a bere il tuo compagno inviti,
Perche sforzar altrui non è bel gioco,
29. Per esser più cortese nei conviti,
Vo' ch’usi dar tal’hor’ a chi t’è appresso
I bocconi più grassi, e saporiti.
30. Quest’anco nel tuo petto avrai impresso
Di ricordarti quando un tuo signore
Beve, bere a te non è concesso,
31. Ancora ti ricordo havere il core,
Di non nettarti i denti con le dita,
Ma aspetta stecchi, over quando sei fuore
32. E se qualch’un a ragionar t’invita,
A bocca piena non dar mai risposta,
Perché la mensa starà più polita.
33. Mala novella mai non sia proposta
Da te, ma parla sempre d’allegrezza,
Perché l’esser civil poco ti costa.
34. Se vedi nel mangiar qualche bruttezza,
Taci, attendi a mangiar allegramente
Che l’homo savio tal cosa non prezza.
35. Mentre il compagno beve habbi pur mente
Di non chiamarlo, che causar potresti
Ch’ei spandesse la coppa facilmente,
36. A tavola conviene haver bei gesti,
Nel guardar, nel parlar con le persone
Né usar costumi brutti, e disonesti,
37. Fuggi i romor, fuggi la confusione,
Tra convitati, e non ti disdegnare
Se ben tu conoscesti haver ragione.
38. Le dita sporche mai non ti leccare,
Che mostraresti molta vilania,
E potresti gli altri far stomacare.
39. E se a tavola dolia, o malattia,
Ti venisse per sorte, habbi patienza,
Fin che si levi su la compagnia.
40. Se porti piatti in Tavola, o in credenza,
Tiene il police sempre sopra l’orlo,
Che non havrai di spanderlo temenza
41. Se’l bicchier prendi in man, cerca di torlo
Con destrezza che quello a chi lo dai,
Prender lo possa tu di poi ritorlo.
42. E quando dai da ber, non empir mai
Troppo il bicchier, perché sara più caro
A chi lo porgi, e tu più lode havrai
43. Guardati di colmar tropo il cucchiaro
Che portesti causar cattivo effetto
Nel riceverlo in bocca, i’ te’l fo chiaro.
44. Cerca a la mensa star polito, e netto,
Il naso man in man non ti toccare,
Ma porta sempre teco il fazzoletto.
45. Ne l’orecchio pianin non ragionare
Del tuo vicin ma parla ch’ogn’un t’oda.
Per che porresti dar da sospettare
46. Questa sentenza tener ancor per soda,
Che s’un può tor la coppa se stesso
Di lassar la pigliar convien ch’io loda
47. Se con l’amico mangi, ti confesso
Andar bocconeggiando fin ch’ello,
Habbia finito, e levati con esse.
48. Dipoi non riporrai il tuo coltello,
Prima de li altri che forse tassato
Saresti per villan da questo, o quello,
49. E inanzi, che da mensa sij levato,
Tutto divoto, e con pensieri umani,
Rende le gratie à Dio che t’ha cibato,
50. Ultimamente: lavati le mani
E cerca sempre star netto e polito,
Che questa è politia da cristiani.
Cerchi di star ogni’un dunque avvertito,
Né prenda a scherzo le parole mie
Che chi le sprezza al fin sara schernito
Queste son le cinquanta cortesie,
Ch’io v’ho promesso, e se l’osservarete
Trarrete lode per tutte le vie
E se tal’hora vi ritrovarete,
A convito, o banchetto in compagnia
Sempre mai la creanza adoprarete,
E come ben da voi gustata sia
Quest’ammonicion, direte ancora:
“ Chi me l’ha data benedetto sia!”
Qui faccio fin restare in la buon’hora.
I L F I N E