CONSOLATIONE
UNIVERSALE
PER LA CREATIONE
ET INCORONATIONE
DI N. SIG. PAPA
LEONE UNDECIMO
PONTEEFICE MASSIMO.
Con un sonetto dove ne' capi versi vien descritto il no-
me di Sua Santità
Consolatione universale per la creatione e
incoronatione di N.S. Papa LEONE
Undecimo Pontefice Massimo
Come padre d'amor ch'è presso a morte,
E mira la famiglia sbigottita
Con gli occhi molli i figli e la consorte
Attorno al letto star, mesta e smarrita,
Considerando il caso quanto importe,
Il lasciar lei ne l'ultima partita
Senza chi la protegga e la difenda
Ne' suoi bisogni, e 'l patrocinio prenda,
Quella al più caro amico e che più stima
Che gli sia, raccomanda caldamente,
Acciò alcun non l'offenda e non l'opprima,
E che la guardi da ogni inconveniente;
Così, nanti al morir, provvisto prima
Di tutor nuovo a la christiana gente
Ha il padre nostro Christo, in questi santi
Giorni di passion, giorni di pianti.
Perché non vuole il sommo re superno
Che senza capitan la santa chiesa
Catholica mai resti, e di governo
Priva, né che alcun mai gli facci offesa,
Havendo stabilito ch'in eterno
Sempr' ella habbi a restar salva ed illesa
E ch'al vicario suo, ch'in alto siede,
Ogn'un s'inchini, e baci il santo piede.
Ecco dunque il fortissimo Leone,
Ne la cui bocca nasce la dolcezza,
Simil' a quel di cui il gran Sansone
Fè il scuro enimma, ed ecco l'allegrezza
Del mondo tutto, e parmi già ch'intuone
Per difender di Dio la gran fortezza,
Il gran rimbombo di grosse palle
Onde i nemici volteran le spalle.
Già veder parmi il serpe d'oriente
Ch'a questo gran Leon la forza cede,
E dal ruggito suo smarrito sente
Gran timor dentro il petto, e porre il piede
Non oserà più con sua trista gente
Venir' a far fra noi rapine o prede,
Che le palle tremende e 'l Leon fiero
Abbasseranno il suo superbo impero.
Giubila il mondo tutto, e pel contento
Il christianesmo gran letitia mena,
E la barca di Pietro con buon vento
E prosper, solc ail male a vela piena.
Sol di Dio gli nemici hanno spavento,
Che preparar si vedon nuova pena,
E non potran difendersi altramente
Da questo gran Leon, forte e potente.
Le palle sei, le sei età del mondo
Vengono a dinotar', e i tre fioriti
Gigli ch' a la suprema stan nel tondo,
Fe', speme e carità par che n'additi;
Con queste tre si regge ogni gran pondo,
Con queste dunque popoli infiniti
Dominar deve, e dar grato ristoro
Tornando a noi la bella età dell'oro.
Hor s'udiranno i cigni di Parnaso
A la fresch'ombra de le verdi fronde
Del sacro alloro, e sopra il chiaro vaso
Lieti rime cantar, dolci e gioconde,
Onde sia uopo che 'l caval Pegaso
Un nuovo fonte cavi, qual più abbonde
D'acque, che tante genti ne berranno,
Ch'a trar la sete a ogn'un non basteranno.
La Magnanimitade apre la porta
A la Larghezza, e l'Avaritia scaccia,
E lo Splendor innanti va per scorta
E caramente la Virtude abbraccia,
La Carità risorge, ch'era morta,
E la Clemenza a sé stringe ed allaccia,
E la Fortezza, acciò Ragion non cada,
A la Giustitia in man pone la spada.
La Fede e la Bontà di compagnia
Insieme vanno unite in bel concerto,
La Prudenza e 'l Valor, la Cortesia,
La Nobiltade, la Grandezza, il Merto,
Tal che lingua non è la qual non dia
Lodi al Sommo Motor, che n'habbi aperto
Il cielo, e fatto piover sopra noi
Il gran profluvio de' favori suoi.
Forte è il Leon, e sopra gli animali
L'imper tien, né sa che sia paura,
Perché denti si trova e artigli tali
Ch'a ogn'altra fiera porge pena dura,
Ma chi s'humilia a lui, danni né mali
Non coglie, che gentil' è per natura,
Così a l'humile ci mostrerà clemenza
Ed al superbo la sua gran potenza.
Ma non sol n'ha di padre e di pastore
Provvisto, ma d'un Medico eccellente,
Il qual sani la pena ed il languore
Del mondo, qual' è infermo gravemente,
E de le piaghe nostre il gran dolore
Levi homai con sua man dolce e clemente,
Tornando la pristina sanitate
A noi, con l'oglio de la sua pietade.
Rendiamo dunque a l'alto Dio beato
Honor' e gloria di tanto favore,
Che, secondo il bisogno, n'ha donato
Così santo, benigno e buon Pastore.
Godi Bologna il tuo felice stato,
Che più che mai rinnova il suo splendore,
E fuor trarranti di tutti i perigli
Il Medico e il Leon, le Palle e i Gigli.
IL FINE
SOPRA LA CORONATIONE
DI NOSTRO SIGNORE
LEONE UNDECIMO
Dove ne' capi versi viene descritto il nome
di Sua Santità
La gloriosa e trionfante Roma
Erger dee voci al cielo, alte e canore,
Or che 'l triplice regno al gran Pastore
Nuovo, di Dio Vicario, orna la chioma,
Ecco quel gran LEON, per cui fia doma
Vana gente, empi mostri, al Redentore
Nemici, onde fia il barbaro furore
Destrutto, né più forze haver si noma.
Eccelsi, dunque, e generosi eroi
Coroni, lauri e palme hoggi dicate
In pro de gli alti e santi gesti suoi,
Mille penne in Parnaso esercitate
Ornin di lui le carte, ed esso a noi
Me dichi l'alme inferme e tribolate.
IL FINE