DIALOGO
GALANTE
Fra una madre compassionevole ed una figlia
Inferma per amor.
suo male, porge il rimedio uguale alla sua infir-
mità, con farla sposa.
Madre mia, io sto sì male
Da sto carnaval in qua,
Ed hormai son giunta a tale
Ch’el mio spirto se ne va,
E chi non provvede presto
La mia vita mancherà.
Figlia mia vaga e polita,
Dimmi, pregoti, perchè
Sta’ sì mal hor la tua vita,
E la doglia c’hai in te.
Fammi il tutto manifesto,
E poi lassa far a me.
Madre mia, non posso dir
L’aspra pena e ‘l gran dolor
Che mi strugge e fa finir
L’alma, il spirto, il petto e ‘l cor;
E già par che s’avvicina
De la morte il gran furor.
Figlia mia, ti duol la testa?
O ti fa il stomaco mal?
Dimmi quel che ti molesta,
E poi, quando havrò il signal,
Lassa a me tutta la cura,
Di guarir il tuo gran mal.
Questa cruda malattia,
Che mi strugge e mi tormenta,
Cara e dolce madre mia,
Vuol che sempre pianga e stenta,
E la doglia ch’ho nel core
E’ cagion ch’io mi lamenta.
Se nel core è il tuo difetto,
Non bisogno più tardare,
Una pittima sul petto
In un tratto ti vo’ fare;
Horsù, sta di buona voglia,
Ch’io ti voglio risanare.
Madre mia, voi v’ingannate,
Che da pittima non è
Il mio mal, né vi pensate
Di saperlo mai da me,
Perchè troppo è l’aspra pena
Che mi fa cridar oimè.
Deh, non esser ostinata
Ma fà noto il tuo dolore,
Forsi ben sei oppilata,
O ch’hai qualche tristo humore,
Dillo, dillo allegramente,
Senza havere alcun timore.
S’io ve lo dicesse poi,
Vi potresti conturbare,
E così fra me e voi
Vi sarebbe da gridare,
Però meglio è ch’io stia cheta,
E lassarmi consumare.
Ti prometto, figlia mia,
Per quel latte ch’io ti ho dato,
Ch’in alcun modo né via
Il mio cor sarà turbato:
Anzi, son parata e pronta
Per aitarti in ogni lato.
Poi ch’a me promesso havete
E m’havete assicurata,
Vi dirò, se no’l sapete,
Chi mi tiene tormentata:
Egli è stato il crudo Amore
Che nel cor m’ha saettata.
Ah, figliola mia pregiata,
Questo è dunque il tuo martire,
Tu ti trovi innamorata,
E non mel volevi dire?
Quando dunque, meschinella,
Ti sentisti il cor ferire?
Madre mia, sto carnevale
Mi menasti s’un festin
Dov’Amor con il suo strale
Per un vago e pellegrin
Garzoncel, mi punse il core,
Tal ch’hormai mi trovo al fin.
Come festi, meschinella,
A pigliarti detto e fatto,
Di ben su, faccia mia bella,
Che ‘l mio cor è homai disfatto,
Sol pensando a te, che tanto
Ti sei persa al primo tratto.
Hor, per farvi il tutto piano,
Quel mi prese in chiarenzana,
E stringendomi la mano
Mi parlò con voce humana,
“Servitor puro e sincero
Son di voi, donna soprana”.
E tu, dunque, a tal loquella
Desti credito a la prima,
Semplicetta, pazzerella,
Senza ingegno e senza scrima,
Tal ti dice: “Ti vo’ bene”,
Che ti sprezza e non ti stima.
Io risposi a buona ciera
Ch’esso mi volea gabbare,
E che sì pazza i’ non era
Ch’io credessi al suo parlare,
Che, se ben son giovinetta,
Ch’io mi so ben governare.
Tu facesti saviamente,
Se gli festi tal parlare,
E mostrasti esser prudente
Come in ver bisogna fare,
Ma nel fin, che disse insomma,
Fammi ben le cose chiare.
Ei mi strinse alhor più forte
E con grave sospirare
Cominciò a chiamar la morte,
Poi mi fece tal parlare:
“Sempre mai, fin ch’io son vivo
Vita mia, vi voglio amare”.
E tu, dunque, a tal parole
Ti lassasti sollevare,
E qual neve in occhio al sole
A disfarti e consumare
Te ne stai, e non conosci
Come il fin habbi d’andare.
Io so ben quel ch’io vi dico,
Non vi state a conturbare,
Se lassate a me l’intrico
Vederete s’io so fare,
Non saran tre giorni sera
Ch’io mi voglio contentare.
Hor, se questo sarà vero,
Chiaramente si vedrà,
E se ‘l suo sia buon pensiero
Già per me non resterà.
Horsù, cerca di chiarirti,
S’egli a buona strada va.
Non habbiate già paura
Ch’io non sappi ben guidare
Questa barca a la sicura,
Ch’io son buona per trovare
Questa vecchia qui vicina,
Che m’ha detto d’aiutare.
Figlia, quella vecchietta,
Non mi piace, a dire il vero,
Ch’io non l’ho per troppo schietta,
Perché sempre ha nel pensiero,
Vada poi come si voglia,
D’empir solo il suo carnier.
Madre mia, non dite questo,
Ch’ell’è buona, in fede mia,
Così fusse tutto il resto
Che da bene ogn’un farìa,
E nel far de’ maritaggi
Sta occupata tutta via.
So ch’ell’è saggia ed accorta,
Ed esperta in simil arte,
Ma una cosa mi sconforta,
Ch’ella cerchi di levarte
Di man prima la mercede
Poi nel fin forsi burlarte.
Ell’ha detto, anzi giurato,
Ch’io mi posi sul suo petto
Che ‘l mio honor sarà salvato,
E ch’io havrò il mio amor perfetto,
E ch’io lassi a lei la cura
Che doman vedrò l’effetto.
Horsù, poi che vola il tempo
Io ti pongo in libertade,
Di poterti dar bon tempo
Ma però con honestade,
Hor va’, trova la vecchietta
Ch’al tuo mal tronchi le strade.
Oh madrina mia diletta,
Oh madrina mia pietosa,
Oh madrina mia perfetta,
Oh madrina gratiosa,
Chi di me fia più contenta
Che doman sarò la sposa?
Io haverò tutto il mio bene,
Io haverò il mio amor galante,
Io haverò quel, ch’el cor mi tiene,
La la la la la la la
Vo’ cantar fin ch’egli viene.
Vostre madri, oh figlie belle,
Vi vorrìan di questo humor,
Che smorzasser le facelle
Che v’abbruggian l’alme e ‘l cor,
Che con simil medicina
Salveresti il vostro honor.
IL FINE