DIALOGO
NOVO E NON
FRA
SUO AMANTE
Sdrucciolo piacevole del Croce
Mantina gentilissima
Più dolce d’un’amandola,
Ascolta a suon di cithara
Un servo tuo fidissimo
Giorgetto galantissimo,
Cortese ed amorevole,
Dì suso il tuo buon animo,
Ch’io son qui per risponderti
E’ tanto tempo, ahi misero,
Ch’io t’amo, seguo e bramoti,
E tu sei dura ed aspera,
Assai più d’un incudine.
Hai torto in ciò riprendermi,
Ch’io ti son fidelissima,
Ma le cose consistano
Che sai ch’io non son libera.
Queste son scuse debili,
Ed han molto del fragile,
Perché una donna savia
Sa in ciò trovar rimedio.
Se tu ti lassi intendere,
E che mi mostri l’ordine,
Tu mi vedrai prontissima
Seguir il tuo capricio.
L’ordine è facilissimo,
Pur che tu l’ vogli prendere,
Ma dubito certissimo
Che non vorrai risolverti.
Io son qui paratissima,
Per far quanto desideri,
Di pur su tu, a la libera,
Quel c’ho da fare, e sbrigami.
Come sia scura l’aere,
E che le genti dormono,
Io verrò quivi incognito
Vestito da meccanico.
Questo è un bel modo, e piacemi
E parmi riuscibile,
Ma ci vuole un segnacolo
Ch’io me ne possa accorgere.
Quando udirai un ciufolo
Sonar, e tu pianissimo
Scendi le scale subito,
E vieni a basso ed aprimi.
Tanto farò, ma dubito
In quel ch’io mi vuo’ movere,
Che le genti non m’odino,
E far qualche disordine.
Ciò non t’ingombri l’animo,
E non ti facci timida,
Ch’io so che sei destrissima
E farai senza strepito.
V’è anchor un altro dubbio
Qual è di più importantia,
Che s’io ti tiro in camera
L’honor mio sta in pericolo.
Di questo anco assicuroti,
E la mia fe’ promettoti,
Di non farti insolentia
Ma star costumatissimo.
Se ciò fusse credibile
Mi lasserei commovere,
Ma non si può dar credito
A voi huomini instabili.
Questa non va a proposito
Se ci habbiamo a congiungere,
Perché già sai benissimo
Di quanto ha da succedere.
Queste son tutte favole,
Che dite voi altri huomini,
Per trar noi altre femmine
Sotto la vostra trappola.
Non mi metter nel numero
Di questi che van doppij
Ch’io son differentissimo
E se no’l credi, provami.
Io son resolutissima
Di lavorar sul stabile,
Perché questa è una macola
Che resta sempre torbida.
S’io venisse a oscurartela,
Cui ciò far non desidero,
Io sono anchor bonissimo
Tornarla chiara e lucida.
No, no, dammi ad intendere
Pur altro, perché mettere
Non mi voglio a sto risico,
Se non hai altro in manica.
Orsù, fammi notissimo
In che modo ho a procedere,
E che strada ho da prendere,
Che resti contentissima.
Se per strada honestissima
Cerchi il mio amor pessedere,
Trova ancor via legittima
D’havermi senza scandalo.
Io son qua paratissimo
Di far quanto è il mio debito,
Ma tuo padre è durissimo,
Né a me vorrà concederti.
No, no, fa’ pur buon animo,
E non ti star a perdere,
Ch’haver non si può il palio
Se non si sprona il barbaro.
Io non mi starò a stendere
Più dunque in cerimonie,
Ma ti farò a lui chiedere,
Poi che così contentoti.
Questa è la via brevissima
Ch’in tal fatto hai da prendere,
E non cercar quei termini
Che mi puon dare infamia.
Ma se tuo padre negami
La tua presenza amabile,
E che per forte dicami
“Va’ via, prosontuosissimo”
Io son più che certissima
Che tu habbi da concludere,
E se ciò sia il contrario,
Bisogna haver patientia.
Andrò dunque a chiarirmene,
E s’io posso intercederti
Vo’ far banchetti nobili,
E feste sontuosissime.
Horsù, non star a perdere
Il tempo va’ in un attimo
Perchè bisogna battere
Il ferro, hor ch’egli è calido.
Hor me ne vado e lassoti,
Il cor, l’alma e le viscere,
E di nuovo ti supplico
Haver di me memoria.
Ben sarei una rigida,
E degna d’ogni biasimo,
Se a te, che sei fidissimo,
Mostrassi il cor di vipera.
So che sei gentilissima,
E che sai ben procedere,
Ma ancora sai benissimo
Che chi ama teme e dubita.
S’hai dubbio ch’io sia mobile,
E di cervello instabile,
Va’ per i tuoi negotij,
Né far qui tanti prologhi.
Mantina, non mi fuggere,
E non andare in collera,
Ch’Amor è un crudo vermine,
Qual rode di continuo.
Horsù, non più parabole,
Se non ti fidi, lassami.
Perch’altri non mi mancano,
Pur ch’io volessi attendere.
Ahimè, che quest’è un folgore,
Che ‘l cor mi passa e lacera,
Non più, non più, che chiamomi
Pentito. Ahimè, perdonami!
Non far dunque più chiacchiere,
E quanto pria risolviti,
E se non hai buon animo,
Guardati dal promettere.
Se per mia trascuraggine
Ho detto di superfluo,
Ti prego esser placabile,
Che sai, ch’io son tuo suddito.
Hor va’, dunque, e finiscila,
Né star qui a far il semplice,
Ch’io ti son costantissima,
E già lo puoi comprendere.
Horsù, vado a decidere
Tutte le nostre clausule,
E s’in ciò più ti sindico,
De la tua gratia privami.
Va’ in pace, che propitio
Ogn’hor ti sia cupidine,
Che qua, tutta festevole,
Con buona nuova aspettoti.
IL FINE