DISCORSO
ASTRONOMICO
E PIACEVOLE
DI GIULIO CESARE CROCE
quale ha in memoria Bartolomeo
di Galeazzo Fiorentino
figliuolo d'età d'anni sette
SONETTO IN GROTTESCO
Un gallo, un gatto, un topo e una civetta,
Cantavan l'altra sera un madrigale,
Per cavar fuor di casa due cicale,
E levargli i danar de la bolgetta,
Ma di questo s'accorse una gazzetta,
E ne parlò in secreto a un orinale,
E tiraron l'accordo in un boccale,
Di far contro i stornelli, aspra vendetta;
E per aitarli saltar fuor del forno
Due pan di miglio mezzi abbrustolati,
Ne l'hora che la lun' alzava il corno.
Ed havendo scoperto i loro agguati,
Si sparse tanto sangue pe'l contorno
Che se ne fer cinquanta cervellati,
Quai poi furon mandati
Sopra una nave d'ebano in Soria,
A barattar' in tanta spetiaria.
S'io vi dico bugia,
Mi possa esser tirato una sessata,
Ma che mi dien discosto una giornata.
Sonetto enigma sopra 'l verme
che fa la seta.
Nel vago sen di vergine donzella,
Soavemente alcuni giorn' io giacqui,
Né per gravezza mia mai le dispiacqui
Quantunque fossi a maraviglia bella.
Poi, come il ciel dispose, e la mia stella,
Senza piè, senza mani al mondo nacqui,
Onde crescendo al fin tnato le piacqui
Che 'l cibo di sua man diemmi sempr'ella.
Nero come un pastor dell'Ethiopia
Nacqui, poi senza liscio mi fei bianco,
Cangiato assai dalla mia forma propria.
Ma, trovandomi haver satollo il fianco,
D'esca pasciuto in così larga copia,
Da un grave sonn' oppresso, venni manco.
Tal che, di viver stanco,
Delle viscere stesse in un momento
Composi, e tutto mi vi chiusi drento.
Ivi, di vita spento,
Gran pezzo stando, onde resuscitato
M'avvidi, e in nova forma trasformato,
Ed a pena rinato
Fu da me la compagna mi aassalita,
E per piacerle mi privai di vita,
Ma quell'alma gradita
Che mi nodrì co' dolci cibi tuoi,
Lieta s'ornò del mio sepolcro poi.
Grottesco del Croce
Saltò una tenca fuora di cucina,
Con una spada in man' e una rotella,
E tirò una stoccata a una sardella
C'havea rotto la testa a una gallina.
E se non era un pezzo di tonnina
Quel dì si smanicava la padella,
Che 'l cuoco, per mangiar una frittella,
Fece la moglie asconder giù in cantina.
Fatta la pace poi, due calabroni
Cantaro un madrigal a quattro remi,
Per far' honor' a trentasei puine.
Ma furon presi quattro formiconi
E furo in piazza della testa scemi,
Per haver dato braccio a tre reine.
Il bello fu nel fine,
Ch'un zoppo, travestito da corriero,
Corse la posta sopra d'un forziero.
Se questo non è vero,
Possa cader dal ciel pioggia e tempesta,
Che tutta dia al gran turco su la testa.
DISCORSO
astronomico e piacevole
Signori, salutandovi
Con riverenza inchinomi,
E con tutto il cor pregovi
Notar ste quattro sillabe.
Né state però stupidi,
Vedendo un picciol puero
Com'io, c'habbi haut' animo
Venirvi alla presentia.
Ché, se ben d'età tenero,
Mi trovo, e basso e piccolo,
Però dentro del cerebro
Son pien di scienze varie.
Io son poeta e musico,
E cerusico e fisico,
E dentro di Bononia
Nel Studio addottoratomi.
E 'l mio principal scopolo
E' ne l'arte astronomica,
E più ch'in altra trovomi
In essa eruditissimo.
Ma se, per vostra gratia,
Vi degnerete porgere
Al mio parlar' audientia,
Udrete cose nobili,
E di quanto succedere
Quest'anno al venir prossimo
Deve, i tristi infortunij
E i buon, farò notissimi.
Perché, nel far pronostichi
Giuditij ed effemeridi
Taccuini ovver lunarij
Son primo fra gli altri huomini.
Però vi faccio intendere
Che quest'anno havrà dodici
Mesi, ne' quai si notano
Quattro stagion variabili:
La primavera florida,
L'estate secca ed arida,
L'autun ventoso ed humido,
E 'l verno freddo ed aspero.
E in tal tempo vedrannosi
Strani accidenti correre
Non solo nell'Italia,
Ma in tutto il mondan globolo:
Chi farà sposalitij,
Chi andrà al letto mortorio,
Chi starà in festa e giubilo,
Chi in sospiri e gemiti,
Chi seguirà di Venere
L'orme, chi Marte armigero,
Chi Giove, chi Mercurio,
E chi sarà lunatico.
Quei che porteran lettere
D'amor, corron pericolo
Di ricever' su gl'homeri
Qualche pesante bacolo.
Chi vorrà cacciar lepore,
E chi la posta correre,
Chi sarà crudo e rigido,
Chi tutto humil' e placido;
Chi seguirà la musica,
E chi l'arte poetica,
Chi seguirà la logica,
Chi il stil peripatetico,
Chi farà dolci cantici,
Chi starà malenconico,
Chi splendido e magnanimo,
Chi ingordo alla pecunia.
Chi sonarà la cithara,
Chi l'alpa e 'l clavacembalo,
Chi gusterà il commercio,
Chi starà solitario.
Chi farà figli mascoli,
Chi né maschi né femmine,
Chi morrà fresco e giovane,
Chi putto, e chi decrepito.
Le donne, che usitarie
Son di far di sé copia
A ogn'un, nel luogo pubblico
Da noi detto il postribolo,
Soggette sian, le misere,
A croste, gomme ed ulcere,
E' capei perderannosi
Se il segno non abbracciano.
In somma, vederannosi
Strani accidenti scorrere,
Secondo che sian gli huomini
D'humor differentissimi.
E quel sol felicissimo
Fia in tutto l'human genere,
Ch'a preparar cominciasi
Per gire al ciel stellifero.
E non aspettar l'ultimo
Giorno a voler rimettersi,
Che 'l tempo è sì volubile
E gli anni appena vedonsi.
Anchor potrei discorrere
Sopra molti negotij,
Ch'al mondo seguir debbono,
Qual saran molto stranij,
Ma per hora non vogliovi
Turbar più dentro l'animo,
Ed a voi inchinandomi
Con humil riverentia
Finisco il mio pronostico.
IL FINE