DISCORSO
PIACEVOLE
in lode della corda
Discorso in lode della corda
Voi, che sovente la gola vi tira
D'udir nuovi concetti a tutte l'hore,
Udienza hor date a me, che ne la lira
Vo' cantar de la corda il gran valore,
Soggetto degno, a chi ben guarda e mira,
D'attaccarsi ogni dotto e buon scrittore,
E dimostrar che 'l mondo sarìa brutto,
Senza la corda, in cui si stringe il tutto.
Apollo, tu che de l'aurata cetra
Fai risonar le corde su in Parnaso,
Dammi soccorso, acciò che gratia impetra
Da poter farmi honor in questo caso,
Né far che 'l tuo favor da me s'arretra,
Che quel che di cantar son persuaso
Contien virtudi in sé tanto ammirande,
Che l'huom può alzar da terra e farlo grande.
Ben parrà forsi a qualche falso humore
Ch'io non habbi concetto ond'attaccarmi,
Eccetto a questa corda, e poco honore
Terran ch'in tal impresa possa farmi,
Dicendo ch'io potrei cantar d'amore,
O di qualch'alto eroe l'imprese e l'armi,
Ma lor rispondo, e ogn'un con me s'accorda,
Che quanto il pan è a l'huom util la corda.
Cosa non si può fare in questo mondo
Di sorte alcuna, ch'in essa non sia
La corda, e a l'huom sarebbe un grave pondo
S'ella non fusse, e nulla non farìa:
Senza la corda non potrìano a tondo
Andar le genti in Arabia e in Sorìa,
Né a noi condur le gemme pretiose,
Balsami, mirre, e più diverse cose.
Quando Fortuna il navigante assale,
E c'hor lo leva al cielo, hor nel profondo
Lo caccia, de la corda si prevale,
Che l'anchore gli attacca, e poi nel fondo
Del mar le getta, e quindi si prevale
A salvar sé con gli altri, onde giocondo
Ne resta, e pien di gioia e di conforto
Con le sue merci si riduce in porto.
Come si guiderìan le artiglierie
E tutte l'altre macchine da guerra,
Quando si vanno a dar le batterie
A le cittadi, e trar le mura in terra?
Come si legarìan le mercantie
Ne le doane, qual di terra in terra
Vanno, e a noi portan tant'util ogn'anno?
Senza la corda ci sarìa quel danno.
Che valerebbe al campo quel soldato
Ch'avesse scoppio, palla, polve e fiascha,
Né si trovasse haver la corda a lato
Col foco e ìl suo fucil entro la tascha?
Come farebbe quel innamorato
La notte, o per fuggir qualche burrascha,
O da l'amata gir per via secreta,
Senza scala di canape o di seta?
Si tirano le corde a gli steccati,
A bagordi, a barriere, a tornamienti,
Stanno trabbache e padiglion tirati
Con le lor corde, e gli altri guernimenti.
Con le corde non meno sono attaccati
I sparavier del letto, e i paramenti,
L'indiani e spagnuoli portan le loro
Scarpe di corda, e l'han per gran decoro.
Le reti che son fatte per pescare,
Sono di corde, e quelle parimente
Ch'opran gli uccellatori per pigliare
I semplicetti augelli, e similmente
Le canagliole e reti da cacciare
Pe' boschi, son di corda finalmente,
Con le qual, oltre il spasso che ne tranno,
Sguazzan a lepri e starne tutto l'anno.
Legar non si potrìa la bocca al sacco,
Tal che per terra n'adrìa tutto il grano,
Non si potrìa condur levrier, né bracco,
Né vacche né vitei menar a mano,
Ma, proprio a guisa del furente Cacco
Con il baston ridurgli da lontano,
La qual cosa se sia di gran fatica,
Chi è uso a guidar bestie, a voi lo dica.
Non è nel mondo sì indomita bestia
Che con la corda non divenghi umìle,
S'un pazzo grida, o che ti dia molestia,
Legal, che ad un augel sarà simile.
La corda guida seco la modestia,
E ogni cor aspro fa venir gentile,
Il possente leon con lei s'atterra,
E l'orso fier ne la prigion si serra.
Come dal pozzo l'acque caveresti,
Senza la corda u' il secchio sta attaccato?
E come le campane sonaresti?
E come stenderesti il tuo bucato?
Come il bue per le corna legaresti?
Come sarìa il poledro tuo domato
Senza la corda? Adunque, con ragione
Lodo la corda, d'ogni ben cagione.
Come farìan color ch'attorno vanno
Ballando su la corda, e dalle torre
Volando, onde stupor a tutti danno,
E gran premio perciò vengono a còrre?
Chi spegnerebbe i tristi e quei che stanno
Su la professione d'andare a tòrre
La vita a questo e quel per il quattrino,
Se non fosse la corda e l'agozzino?
Ma per venir a cose più gentili:
Come si potrìan fare i bei concerti
Di liuti, viole, e di simìli
Armonici instromenti, che da esperti
E dotti spirti, con sì degni stili
Vengono fatti, di gran lode e merti,
Se non fusser le corde? Ahi, che sarìa
Il mondo privo d'ogni melodia.
Il liuto, la lira, la viola,
La cetra, l'arpicordo, il chitarrone,
La spinetta, il psalterio, la mandola,
Il dolcimele, l'arpa e 'l violone,
Con ogn'altro instromento de la scuola
Musical potrìan trasrsi in un cantone,
E sfondargli le rose co i scannelli,
E far tanti zuccon da por stornelli.
Che havrìa giovato al glorioso Orfeo
Gir di Pluton nel tenebroso regno,
Se senza corde, innanzi a Cerber reo
Andato fusse, e sol col secco legno?
Com'havrebbe egli fatto, come feo,
Le pene raddolcir col canto degno
A l'alme tristi, e a l'empie Furie l'ira,
Senza le corde de la dolce lira?
Come havrebbe Anfion fatto le mura
A Tebe, ed Arian solcato il mare
Sopra il delfino in parte più sicura,
Senza le cordi lor, soavi e rare?
E Lino e gli altri, che mai notte oscura
Non vedran, per le noti e pel sonare,
Che sarìan hor, se la cordesca guida
Non fosse stata lor compagna fida?
Ma per mostrar al mondo ch'io non scrivo
Cosa che sia di favola e menzogna,
Dico ch'in questo mondo non è huom vivo,
Sia che si voglia, a cui non gli bisogna
La corda, e chi di quella è in tutto privo,
Se crede di star vivo, dorme e sogna,
Ché senza corda è proprio come augello
Che non ha piume, o senza gemma anello.
E per darvi di ciò più vera scienza,
Perché credete voi che 'l Dio d'amore
Con l'arco e i stral mai sia dipinto senza,
Con cui a questo e quel ferisce il core?
Perché in la corda sol la sua potenza
Consiste, e la sua forza e 'l suo valore,
Che, s'ei la corda non havesse a l'arco,
Di tante spoglie non andrebbe carco.
Con essa, dunque, i cori impiaga e punge,
Né mortal' è però la sua ferita,
Ma dui animi in un lega e congiunge,
E gli viene a donar gioia infinita.
Qui nascon l'amicitie, qui s'aggiunge
Il matrimonio, e la natura aita
Mantien le case e la famiglia honora,
Mercè la corda sua con cui lavora.
Perché si dice amico cordiale?
Perché d'amor la corda l'ha legato.
Che 'cor' e 'corda' è quasi un nome eguale,
Come proprio dir voglia: “Il cor t'ho dato”.
E la concordia, anch'essa ha senso tale,
Che con corda d'amor tien annodato,
E quando la discordia ne discorda,
Disciolto vien d'amor la dolce corda.
Quando son due nimici capitali
Pregati a perdonarsi e far le paci,
Son persuasi con maniere tali
Che cangian l'odio loro in dolci baci.
Quelle parole dunque, con le quali
Si fanno amici, son nodi tenaci
De la corda d'amor, ch'a dietro spinge
L'odio, ed insieme gli accompagna e stringe.
Di più, come farebbe appalesare
Il giudice a quel reo l'error commesso,
Senza la corda, con la qual formare
Suol di molti misfatti alto processo?
Che colui, per non farsi tormentare
Grida: “Signor, l'ho fatto e lo confesso”.
Hor, se la verità con lei non sdegna
Di star, ben con ragion di gloria è degna.
Vi son' poi cordoncelli e cordoncini
Da berrette, da burse e da scarselle,
Da collari, camiscie e manichini,
E spaghi da cucir scarpe e pianelle,
Azze da plichi, e lettere e sforzini,
Per scatole legar, e mezzanelle
Per fagotti, per balle, a nostra mente
Tutte per beneficio de la gente.
La corda, in somma, è quella che mantiene
Tutte l'altr'arti, ed ogni cosa eccede.
Per essa l'huom a sostentar si viene,
Ed ha virtù più assai che non si crede,
E felice te, Budrio, che tal bene
E tal gratia il ciel dona e concede,
Che per far corde porti il vanto fuora,
Non sol da pozzi, ma da lira ancora.
Hor faccio fine, e s'io non ho limato
Il verso come al mio cordesco canto
Si converrebbe, un spirto più elevato
Indi s'attacchi, e facciane altro tanto.
Ben so che da nessun sarà tassato
Questo capriccio, e ciò mi quieto alquanto,
Perché il soggetto è tal, se ben lo squadri,
Che biasmar non lo puon se non i ladri.
IL FINE