Esortatione ed invito a tutti
LI PRENCIPI
A prender l’armi per difesa del-
la Santa Fede Cattolica.
Nelle occasioni che se li porgeranno
Cantate, cavalieri, hor che potete
Unirvi al suon del bellicoso Marte,
Non state otiosi nel fiume di Lete,
Hora che il vostro ardir si verga in carte,
Lasciate il mondo, e quanto ben havete,
Perché l’arme risuona in ogni parte,
Però ciascun di voi venga provvisto
A pugnar la fe’ di Gesù Christo.
Deh, porgi Musa a me nuovo concetto,
Acciò possa cantare con bel tenore,
E sotto pormi a sì degno soggetto,
Io, che non son di poesia signore,
Sol per quel che mi vien da l’intelletto
Vi esorto a dimostrar vostro valore,
Contra de l’ottoman, hoggi che vole
De’ christiani espugnar la degna prole.
Deh, sorga ogni cittade, e tu, gran Roma,
Che fosti vincitrice di ogni guerra,
Vieni veloce, ed orna la tua chioma
Del più ricco metallo de la terra.
Vien augusta Perugia e fà che doma
La fe’ de l’infedel si getti a terra.
Viterbo, Narni, Terni già non resti,
Con Spoletti e Foligno, siate presti.
Venga la Marca tutta congregata,
Macerata, con Fermo e Tolentino,
Ancona bella e la città pregiata,
Ascoli, Recanati e Camerino,
Iesi ne venga, con Osmo all’armata,
Con Fabriano, e ancor San Severino,
Matelica non resti anch’essa a retro,
Con la santa città detta Loreto.
E la città d’Urbin non si sparagni,
Casteldurante e Cagli, il nome saglia
Unitevi, per trar fuori di lagni
Ogni christian che ‘l turco oggi travaglia,
Non resti Fossombruno a tal guadagni,
Poichè Pesaro vien con Sinigaglia,
San Leo non resti, e la città di Fano,
Per union del popolo christiano.
Chiamo l’antica città di Ravenna,
Rimini, con Cesena la preclara,
Se ben scriver non può la stanca penna
Quanto in l’armi di lor ciascuna è rara,
Bertinoro, Forlì, ch’all’al alte accenna,
Venga Faenza, Imola e Ferrara,
Con tutto il territorio di Romagna,
Mostri la gente armata alla campagna.
Bologna, dotta fior di Lombardia,
Non manchi di mostrare il suo valore,
Contra di questa gente cruda e ria,
E difenda la fe’ del Redentore,
Venga Modona, e Reggio. In compagnia
Carpi, Guastalla, e Sabbionet’ ancora
Con Mantova, sì degna e signorile,
Piacenza e Parma, a cui non è simile.
Non resterai, ducato di Milano,
Di favorire ciaschedun che brama
Congregar gente per monte e per piano.
Hor dunque, ogni città raguna e chiama
Pavia, Cremona e Lodi, e tutto il piano
Venghi per acquistare honor e fama,
Como, Navara, che là fama suona,
Alessandria, Voghera con Tortona.
E tu, ricca Venetia, alle sals’onde
Spingi tuoi legni, in te sola mi fido,
Se l’eloquenza e ‘l nome corrisponde,
Padova sento già che mana il grido,
Tervisi con le parti più gioconde,
Vicenza, con Verona han fatto nido
Bergamo, Crema e Brescia fa disegno
Se si può racquistar di Cipri il regno.
Venga Vercelli, capo di Piemonte,
Casal di Monferrato non dimori
Non resti Trino di vendicar l’onte,
Moncalvo ed Asti, che tanto s’honori,
Venga Turino, c’ha l’insegne pronte
Col ver vessillo che ‘l christiano adori,
Solo per acquistar la persa gioia
Venga tutto il ducato di Savoia.
Genova chiamo, che la fama sona
Per ogni parte, e per ogni confino,
Armi la gente sua, fiorita e buona,
Per far ch’ogn’ infedel resti meschino,
La città di Saranza, con Savona,
La Corsia con quel che che gli è vicino,
Non resti di venir allegramente
Per vendicar la fe’ di Dio clemente.
La delitiosa e fertile Toscana,
Con la bella Fiorenza venga in schiera,
Livorno, Pisa con mente soprana,
Con Siena, in compagnia con la pantera
Volterra, Cole e Fiesole ed humana
Pistoia e Prato con mente severa,
Grosseto e Monte Alcin, col Borgo deve
Venir Areno, Cortona e la Pieve.
Qui Napoli gentil, con tutto il Regno
Faccia per mar e in terra con decoro
Gente, per adempir il bel disegno,
E dare a gl’ infedeli empio martoro.
Puglia, non far, né Calabria, ritegno,
Vien con Abruzzo, oh Terra di Lavoro,
Col Regno di Cicilia, che s’inclina,
Palermo venga, Trapani e Messina.
Il regno christianissimo di Francia,
Tutto si muovi per donare aiuto,
La bella Spagna par che si disfaccia,
Acciò che il valor suo non sia perduto
Il regno di Polonia senza ciancia
Venga con Malta, e con il regno astuto
Dell’Ungaria, Crovatia e la Sardegna,
Vengono tutti a questa impresa degna.
Dunque, signori, non ven state otiosi,
Armate vostra gent’in mare, in terra,
Venite tutti quanti coraggiosi,
Contro dell’ottoman, ch’oggi si serra,
Non siate al favorir nissun ritrosi,
Il giust’e pio signor, c’ha tanta guerra,
prendete l’armi, oh prencipi christiani,
Che il sepolcro di Christo è in man de’ cani.
Vien Ferdinando, imperator giocondo,
Luigi Decimquarto, re di Francia,
Filipp’ancor, magnanimo e giocondo,
E prendan per Gesù la spada e lancia,
Segua poi di Polonia il re fecondo,
Che di giustitia porta la bilancia.
E l’arciduca d’Austria venga in schiera,
Con il magn’ e gran duca di Baviera.
Spiega, San Marco, il tuo nobil stendardo,
E mostri tu, Venetia, il tuo splendore,
E fa che il tuo Senato non sia tardo
Contro dell’ottomanico furore,
Hor chiamo Genova, che non ha riguardo
A spender la sua forza e ‘l suo valore
Contro di Maumet, e la sua setta,
Per far del pio Gesù l’aspra vendetta.
La splendidezza de’ nobil lucchesi
E’ manifesta a tutto quanto il mondo,
Che sono nella mente tanto accesi
Per trar ogni nemico dal profondo;
In quest’invito anch’essi sian compresi,
Acciò lo stato nostro più giocondo
Viva felice sotto il gran monarcha
Che nostr’etade ha già di gloria carca.
Carlo, invitto signor, hora ti chiamo,
Duca della Savoia, sì gentile,
Ben spero in te che tu sol farai gramo
L’esercito infedel, che tanto è vile;
Ferdinande de’ Medici pur bramo,
gran duca di Toscana signorile,
Ecco il gran Farnese a la difesa
Contro i nemici della Santa Chiesa.
Francesco invitto mostra il suo valore,
Che pur da casa d’Este se lo sei (?)
Con Carolo Gonzagha con pur core
Duca di Mantova, che tanti trofei
Hebber i vostri antichi, e tant’honore
Si feron sempre, che quai semidei
Furono riveriti, in ogni guerra,
Famosi sopra gli altri in mar e in terra.
Chiamo ancho tutti i cavalier di Christo,
Di Malta, San Michele e dal Tosone,
Che per far questo glorioso acquisto
Ciascun di lor la sua vita espone,
San Giacomo e San Lazzaro ancor misto
Unita venga la sua religione,
Quei di Firenze e di Savoia tutti
Vengon per por i turchi in guai e lutti.
Che fate, voi signori almi e soprani,
Nelle romane schole ammaestrati,
Che non v’armate contro questi cani
Se gloria sempre al mondo voi bramate.
Sarete veramente quei romani,
Se a tanta impresa voi vi dimostrate.
Contro l’iniquo, dispietato e tristo
Nemico della fe’ di Gesù Christo.
Imperatori, regi e duci al mondo,
Maschesi, conti e gran signor di guerra,
Vengono tutti, per far che giocondo
Il popol christian sia, e il rio s’atterra,
Acciò che Maumetto nel profondo
Raddoppi il mal con la sua gente, ferra, (?)
E poi, cridando tutti ad alta voce:
“Viva il vessillo della Santa Croce”.
Tal che potremo, con la navicella
Di Pietro il mar passar per ogni parte,
Lei tutta gratiosa e tutta bella
Soggiocherà con pace il fiero Marte,
Né più fera tempesta né procella
Potrà far nulla a le sue vele sparte,
Ma tutta intera resterà in memoria
Che sia di Christo la sua gran vittoria.
IL FINE