IL LAMENTO
DI TUTTE LE ARTI
DEL MONDO
E di tutte le città e terre d'Italia, per le
poche faccende che si fanno
alla giornata,
non correndo quattrini.
Tutto il mondo si lamenta,
Che non corron più quattrini,
Gridan grandi e piccolini,
Ed ogni arte si tormenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Son calate le faccende,
Non si compra, né si vende,
Vanno a mal tutti i mestieri,
Le botteghe e i lavorieri,
Scarsi son tutti i partiti,
Ed assai sono falliti,
La lor speme in tutto spenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Già si sente in tutti i canti
Lamentare i mercatanti,
Che il mondo è in gran fracasso,
E alle merci serra il passo,
E in tutto astiene e vieta,
Perché manca la moneta,
Tal ch'ogni un s'affligge e stenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Stan dolenti i cittadini,
Che non vedon più quattrini,
Né si possono prevalere
Della roba, né vedere
Chi la vadi a comperare,
Onde stanno a sospirare,
Con la mente assai scontenta.
Tutto il mondo si lamenta.
Gridar s'odono i mercieri,
E stringari e manganari,
Lanaruoli e linaruoli,
Berrettari e stufaiuoli,
Purgatori e pelacani,
Battiori e battilani,
Che tal cosa li spaventa,
Tutto il mondo si lamenta.
Gemono ancho i spetiali,
Muratori e manuali,
Scaletteri e semolini,
Stagnatori e chianeghini,
Liutari e lanternari,
Pelizzari e varrottari,
Tal strettezza ogn'un sgomenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Non stan ben i cappellari,
Né i specchieri, né i centurari,
Chiodaroli e zavattini,
Cava macchie e bavellini,
Tagliapietre e tessitori,
Tiraori e tornitori,
Par ch'ogn'un qui si risenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Doglionsi ancho i stampatori,
E librari e intagliatori,
Barilari e boccalari,
E botteri e mastellari,
Marangoni e segantini,
Conduttieri e nolezini,
Che ogni cosa va sì lenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Stanno indarno i pettinelli,
Strazzaroi, guzzacortelli,
Compravendi, pescatori,
Armaruoli e brunitori,
E trippari e macellari,
Profumieri e ballonari,
Né vi è alcun che si contenta:
Tutto il mondo si lamenta.
Si distruggono i cartari,
Cartellari e calegari,
Ferravecchie e caldirani,
Cavadenti e cerretani,
Ingegnieri e architettori,
Marescalchi e dipintori,
Di gridar ciascun frequenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Stanno mesti i ballarini,
Scrimitori e saltarini,
Coroneri e pennacchieri,
Tamburini e bombardieri,
E Toschani e samitieri,
Filatoi, con i senseri,
Che il guadagno si rallenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Fanno poco i brentadori,
E drappier, fabbri e tintori,
Fenestrari e revedini,
E garzotti e cimolini,
Cimatori e stramazzieri,
Telaroli e verieri,
Che sto mal non gli rallenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Son smarriti i cordellari,
Scatolari e canestrari,
E orefi e gioiellieri,
Bottoner, sarti e barbieri,
Gettatori e imbiancatori,
Doratori e intersiatori,
Par ch'ogn'un finir si senta,
Tutto il mondo si lamenta.
Si lamenta i fruttaroli,
E burchieri e barcarioli,
Hortolani e cestaroli,
Mandolari e biavaroli,
Casaroli e bombasseri,
Aqua mo' con i piatteri.
Non vi è alcun che si contenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Gran sospir tranno i peltrari,
I sellari ed i spadari,
E feltrari e agocchiaroli,
Acqua vita e pollaroli,
Solfanei, spazza camini,
Taia legni, orbi e facchini,
Che 'l guadagno va in polenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Finalmente le arti tutte
Sono al fin hormai ridutte
E per quanto scorgo e veggio
Credo andar di male in peggio,
Perché a dirlo non mi ascondo,
Più ogni dì si stringe il mondo,
Né cred'io che più s'allenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Pate anchor tal esistenza
Roma, Napoli, Fiorenza,
Fano, Pesaro ed Ancona,
Bressa, Bergamo e Verona,
Parma, Modena e Piacenza,
Furlì, Rimini e Faenza,
Mai tal cosa si rammenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Stanno male i bolognesi,
Non stan bene i ferraresi,
Genovesi e venetiani,
Milanesi e mantovani,
Trivigiani e vicentini,
Li sanesi e perugini,
La città che è su la Brenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Parimente ancora grida
Orvieto, Osmo, Ostia ed Offida,
Fermo, Feltre e Firenzuola,
Scandian, Sassuol, Vignuola,
Cesenati ed imolesi,
Gli ascolani e gli abruzzesi,
Reggio, Carpi, Este ed Argenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Son soggetti a simil guerra
Norsia, Narni, Alba e Nocera,
Lucca, Pisa con Sarzana,
Castrocaro e Modigliana,
Vi è Ravenna similmente,
Macerata, Acquapendente,
Che perduto han la somenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Pessa, Assisi e Fossombrone,
Pietra Santa e Castiglione,
Bari, Bardi e Benevento,
Catanzaro e Bonconvento,
Recanati e Camerino,
Lodi, Trento con Turino,
Al disagio si appresenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Vi è ancor Crema e Cremona,
Civitella con Savona,
Bertinoro e Sevignano,
Sabbioneta e Pitigliano.
Vi è Soragna con Vercello
E Guastalla con Bersello,
Ch'a tal mostra s'appresenta,
Tutto il mondo si lamenta.
In tal doglia anco è sommersa
Acquilea, Mestre ed Aversa,
Melfi, Meldola e Bracciano,
Sinigaglia e Bisignano,
Como, Augubbio con Barleta,
Monfiascon, Terni, Gaeta,
Che di peggio ancor paventa,
Tutto il mondo si lamenta.
Massa, Brindisi e Piombino,
Verucchio, Udine ed Urbino,
Castro, Arezzo, Asti e Pavia,
Susa, Com e Scarperia,
Tolentin, Cento e Lonigo,
Chiozza, Cervia. Adria e Rovigo,
La sua doglia si augumenta,
Tutto il mondo si lamenta.
E Castion, e Desenzano,
Cittadella e Bassano,
Castel Franco con Rezana,
E Lignago e Montagnana,
Orzinuovi con Sonzino,
E Salò, e Bagolino,
Ognun di lor si grida e stenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Grida Valeri e Messina,
Palermo, Andria e Terracina,
Con Salerno e Martorana,
E Correggio e Viadana,
Ed al fin la Italia tutta
Si ritrova hormai destrutta,
Consumata e mal contenta,
Tutto il mondo si lamenta.
I maestri e i lavoranti
Stanno indarno tutti quanti,
E bisogna, per scampare,
Vender mobili e impegnare
Far de i stocchi e far de i fitti
Per pagar robe ed affitti,
E appena anco si sostenta,
Tutto il mondo si lamenta.
Dove dunque sete andati
Oh, denari almi e pregiati,
In qual loco, in qual paese,
Sete giti a far contese,
Deh, tornate a noi hormai,
E cavateci di guai,
Perché a voi ogn'un s'avventa,
Tutto il mondo si lamenta.
IL FINE