LAMENTO
DI UN GALANT'HUOMO
Il qual'havendo fatto una sicurtà per un suo
amico, l'ha convenuta pagare;
onde avvertisce ogn'uno a guardarsi di pro-
mettere per altrui.
Opera non meno utile che dilettevole.
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito,
Di prometter per nissuno
E qui vo' pregar ogn'uno,
Che guardar si voglia inante,
Perché al fin ci va il contante,
E si resta poi schernito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Io vi avviso in queste carte,
Ch'io ne so parlar per arte,
E ne faccio fede a tutti,
Tanto a i grandi come a i putti,
Perché mai ne havrìa pensato
Di restar così ingannato,
Ma patienza, io son spedito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Infelice chi lo prova,
Che gabbato al fin si trova,
Che colui che fa il servitio
Perde prima il benefitio,
Poi l'amico e la pecunia,
Però alcun non fè l'insunia,
Che 'l pensiero andrà fallito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Vi son ben certe cosette
Che non pate chi promette
Ma non vuol'essere in somma
De' danar troppo gran somma,
Perché qui si mette a rischio
Di lassar le penne al vischio,
Io ben ne son chiarito.
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Fui pregato da un mio amico,
Il cui nome qui non dico,
Far per lui la sicurtade
Io m'offersi, come accade,
E così si fe' citare,
Quelli a cui doveva dare,
Per tirar seco a partito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Venner dunque i creditori,
Con i suoi procuratori,
Tutti all'hora dell'udienza,
E fu data la sentenza,
Che ciascun dovesse in tanto
Tor da lui il mese un tanto,
E così fu stabilito.
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Il decreto fu palese,
Di pagar duoi scudi al mese,
E s'havessero a partire
A chi due, a chi tre lire,
A chi dieci bolognini,
A chi manco o più quattrini,
E fu il conto compartito.
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Onde, essendo a ciò presente,
Io promisi allegramente,
E da lor fui accettato,
E 'l notar ne fu rogato,
E fui posto in constituto,
Come vuol simil statuto,
Qual m'ha fatto in ciò perito.
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Hora l'anno è già passato
E costui mai glie n'ha dato,
Onde i messi, pronti e destri,
Con scritture e con sequestri
Son venuti a visitarmi,
Ed il pegno anco a levarmi,
Tanto ogn'uno ho incrudelito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Venne un messo una mattina,
Con fracasso e con ruina,
Per volermi pignorare,
Ed io dissi: "Deh, non fare
Ch'io andarò a trovar costoro
E m'accordarò con loro,
N'esser tu tanto incagnito",
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Quel rispose con disdegno;
"Trova pur chi chiami il pegno,
Se non vuoi ch'io 'l porti via,
Né far tanta diceria,
Perché questo è il mio esercitio,
Né ti posso far servitio
Che sia lungo mezzo dito",
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Lo pregai e supplicai
Ma piegar no'l puoti mai,
Onde un mio vicin perfetto
Si chiamò due casse e un letto,
Ed io poi, oh che sciagura,
Diedi al messo per cattura
Un anel c'havevo in dito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
E non l'ho ancora riscosso,
Che quand'ho dinari adosso
Mai non trovo quel mazziero,
Quando ho poi vuoto il carniero
Io l'incontro in ogni loco,
E mi dubito che 'l gioco
Habbia andar' in infinito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Impegnai due altre anelle,
Una rola e due padelle,
E di peltro venti piatti,
Che solean leccare i gatti,
Pannicelli e tovaglioli,
Faccioletti e burazzoli,
Per aitar chi m'ha tradito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Così porgo a questo e quello,
Sempre ho in mano il mio borsello,
E ogn'hor vengon commissioni,
Nove scritte e citazioni,
Chi mi porta via un mantile,
Chi un catino e chi un bacile,
Tal c'hormai m'han disfornito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Oh, fuss'io piuttosto stato
In galera condannato,
Che incontrarmi in sto bersaglio,
Qual m'ha posto in tal travaglio,
Né finisco sto bistratto,
Ch'io dovento in tutto matto,
Tanto son perso e smarrito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Mai non posso far un passo,
Per bisogno, né per spasso,
Ch'io n'intoppa in un di questi,
Che mi son tanto molesti,
Né andar posso sì coperto
Che da lor non sia scoperto,
Pur'io faccio un cor' ardito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
E gli dico: "Non mandate
Scritte più, non mi citate,
Perché voglio a tutti i patti
Che restiate soddisfatti,
Né mi fate questa offesa
Di cacciar più su la spesa,
Che pagar ho stabilito".
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Così vado trattenendo
Questo e quello, e 'l tempo spendo
Hor in fatti, hor in parole,
Ma ciascun di me si duole,
Che lassar dovea in prigione
Pur colui, per tal cagione,
Se ben poi fosse marcito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Ma lo feci anch'io, pensando
Ch'egli andasse lavorando,
E dovesse sminuire
Tante zaccare, e finire
Di pagar, com'è dovere,
Tutti quei c'havean d'havere,
Ma al contrario è riuscito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Costui poi non ha niente,
Ed è un poco mio parente,
Poverello a tutto andare,
Molti figli d'allevare,
E la moglie è sempre pregna,
Chi vuol poi, che su 'l mio vegna,
Se di guai solo è finito?
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Horsù, sia lodato il cielo,
E chi regge l'human velo,
Cercarò pagar ogn'uno,
Con l'aiuto di qualch'uno,
Ch'a sto colpo iniquo e crudo
La virtù mi farà scudo,
Se da lei sarò gradito,
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Hor io torno a replicare
Fate poi quel che vi pare,
Che, se fate sicurtate,
Ben ben prima ci pensate,
Che 'l prometter per altrui
E restar poi sotto vui,
Non è troppo buon partito.
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
Riguardate me meschino,
Ch'ogn'hor vado a capo chino,
E 'l dolor giamai non cessa,
Per amor de sta promessa,
Sì che aprite tutti gli occhi,
Né correte da ranocchi,
Che ciascun ho già avvertito.
Tristo me, ch'io son pentito,
Ripentito e strapentito.
IL FINE