IL LAMENTO
DI
PONTIGHINO
LADRO FAMOSO
Tristo e miser pontichino,
Che mi è valso, ahimè tapino,
Fuor del buco esser scampato
Se in la trappola tornato
Son di nuovo, ahi poverino?
Tristo e miser pontichino.
Ben fui lesto a scampar via,
Ma il fermarmi fu pazzia,
Ch'io dovevo allontanarmi,
Ma il peccato fè fermarmi
Perch'io dessi ne l'uncino,
Tristo e miser pontichino.
Già la pera era matura,
Ed in colmo la misura,
Né poteva più durare
Tanto un topo a divorare,
Ché a scontar ero vicino,
Tristo e miser pontichino.
Questo nome ben mi stava,
Perché anch'io mi rampegava,
Come i topi, per il muro,
Ogni notte a l'aer scuro,
Con un cor da paladino
Tristo e miser pontichino.
E così ne le botteghe,
Senza oprar pali, né seghe,
Me n'entravo destramente,
Graffignando gentilmente
Hor di dritto, hor di mancino,
Tristo e miser pontichino.
Mentre il mastro riposava,
Il buon topo lavorava
Lestamente a la cassetta,
Ed empia la sua bolgetta,
Poi scampava sul mattino,
Tristo e miser pontichino.
Le botteghe da formaggio
Mi piacean per fare il saggio
S'era cascio parmegiano,
Chremonese o lodesano,
Milanese o piacentino,
Tristo e miser pontichino.
Dopo havermi dato spasso
Ritornavo passo passo,
Dove rotto havea il muro,
E con animo sicuro
Me n'andava al mio cammino,
Tristo e miser pontichino.
Bel lo sa quel lardarolo,
Ch'ei mi può metter sul rolo
De gli topi arditi e buoni,
Che per fin' ai ducatoni
Gli rodei nel cassettino,
Tristo e miser pontichino.
Ma và il passer al panìco
Mille volte, ch'in intrico
Resta, e l'ali lascia spesso
Nelle panie, e 'l becco appresso,
Come avviene a meschino
Tristo e miser pontichino.
Ché, se 'l cascio ho rosicato,
Son rimasto attrappolato,
E s'ho roso una candela,
Per pagar questa querela
Cacarò quivi il stoppino,
Tristo e miser pontichino.
Passato era nobilmente
Il negotio, ed ogni gente
Che di giù mirava ad alto
Si stupìa, poi ch'un tal salto
Non farebbe un rondanino,
Tristo e miser pontichino.
Ma che giova scappar via,
S'al fin poi per mia follia
Governar non ho saputo,
Ma tant'era il mal cresciuto
Che passato era il confino,
Tristo e miser pontichino.
Horsù pur, io son spedito,
Il mio caso è qui finito,
E bisogna haver patienza,
Che già data è la sentenza,
Ch'in le man vada a Tonino,
Tristo e miser pontichino.
Oh voi, ladri, che la notte
Ve n'andate, soli o in frotte,
Le botteghe a visitare,
Ed i soldi a graffignare,
Ascoltate il mio latino,
Tristo e miser pontichino.
Per voi, meglio assai sarìa
A lassar tal mercantia,
Perché, a dirvela sol sodo,
Alla gola porre un nodo
Vi vedrete all'aguzzino,
Tristo e miser pontichino.
Né varrà poi lamentarsi
Della sorte, o disperarsi
Che 'l peccato è quel che mena
L'huomo a i ceppi e alla catena,
Ed in piazza a far linguino,
Tristo e miser pontichino.
Imparate alle mie spese,
Che volea fare il marchese,
Ed il largo spenditore,
E godea l'altrui sudore,
E sguazzava da pedrino,
Tristo e miser pontichino.
Ond'al fin, per tal misfatto,
Son caduto in l'unghie al gatto,
E se ben ero scappato,
E' di nuovo m'ha pigliato,
Perché lungo egli ha l'uncino,
Tristo e miser pontichino.
E non m'ha giovato uscire
Di prigione, e via fuggire
Di tant'alto, e disprezzare
Le ferrate, e fuor volare,
Qual rondon, dal finestrino,
Tristo e miser pontichino.
Già per tutto si dicea
Del bel tir che fatto havea,
Che da alcun non s'udì mai
Che dal luogo ov'io scampai
Fuor'uscisse un topolino.
Tristo e miser pontichino.
Quando fuora fui scappato,
Da ciascun' ero lodato
Per un huom di valimente,
Hor ch'io son tornato drento,
Son restato un babbuino,
Tristo e miser pontichino.
E mi tengon per un pazzo,
Perché, essendo fuor d'impazzo,
Dovea andar sul modonese
A salvarmi, o nel lucchese,
O sul stato fiorentino,
Tristo e miser pontichino.
Orsù, pur, chi ha fatto, ha fatto,
Io son stato goffo e matto,
Ma ciò causa il mio peccato,
Perché troppo sono andato
Alla villa di rampino,
Tristo e miser pontichino.
Tutto il giorno alla Mirandola
Io faceva la girandola,
Poi la notte, all'aria nera,
Io passavo da Rubiera,
Per andar sul Graffagnino,
Tristo e miser pontichino.
Non si fidi huomo che sia
Che 'l diletto occulto stia,
Perché quel che sta di sopra,
Vuol che 'l tutto si discopra,
Né occor dir del re Sobrino,
Tristo e miser pontichino.
E pero, voi graffignanti,
Aggaffatori e rampinanti,
Imparate alle mie spese
A tener le man distese,
Né giocate a trappolino,
Tristo e miser pontichino.
Perché a me non è giovato
Fin la pelle haver lasciato
Nella trappola, e scampare
Che di nuovo trappolare
M'ho lasciato, ohimè, meschino,
Tristo e miser pontichino.
Orsù, pur sente l'invito,
Qui bisogna un core ardito,
Io mi son già preparato
Comparire allo stecchato,
Ed il tempo è già vicino,
Tristo e miser pontichino.
E di tutti alla presenza,
Mostrarò la mia eccellenza,
Su la piazza, e vederanno
Quei ch'attorno mi staranno,
Quanto son bon ballerino,
Tristo e miser pontichino.
E farò certe partite,
Belle, rare ed esquisite,
Saltarelli e capriole,
Che tal, mai suso le scole
Non fur fatte dal Mancino,
Tristo e miser pontichino.
E perché vogl' io finire,
Per concluder, vi vuo' dire:
L'altrui roba non toccare,
Ma più tosto andate a fare
L'asinaro, o il chiavichino,
Tristo e miser pontichino.
Hor son gionto al tristo passo,
Bolognesi, a Dio vi lasso,
Ben vi prego che in memoria
Resti a ogn'un', e facci historia
Del rio fin di me meschino,
Tristo e miser pontichino.
Che le mani arrampinate
Che in robare ho esercitate,
M'han condotto a questo punto,
Ond'a cader son congiunto,
Da tre legni a capo chino,
Tristo e miser pontichino.
IL FINE