PARENTADO
DEL
Ponte di Reno
NELLA
Torre de gl'Asinelli
Dove s'invitano alla festa tutte
le cose più famose d'Italia, con
tutte le strade di Bologna;
e si fanno banchetti, trattenimenti,
giostre ed altre cose piacevoli.
Signori, so che state ad aspettare
Ch'io vi narri tal'hor qualche novella,
Come si vive, e quel che si favella,
Onde di questo non posso mancare.
L'altra mattina s'hebbe a pubblicare
Qua tra noi una nuova parentella,
D'un gentil'huom e una signora bella,
Che si vogliono insieme accompagnare.
E questo si è il gran Ponte di Reno
e l'honorata Tor de gl'Asinelli
Ambe di sangue illustre, alto e sereno.
E se si vider apparati belli
In alcun tempo mai, quest' il più ameno
Sarà de' più pomposi, vaghi e snelli.
Che le gioie e gl'anelli
Le conzature, e le collane d'oro
Vagliono tanto, che passa un tesoro.
E 'l nobil decoro
Di questo parentado alto e soprano
Ha guidato il Volton del Baraccano,
Che di piedi e di mano
Ha fatto tanto, come se n'ha inditio,
Che gl'ha congiunti col suo bel giuditio.
E per far il suo offitio
E' cavalcato via velocemente,
Per invitar d'intorno ogni parente,
Per far solennemente
Le belle nozze e la pomposa festa
Come merta una coppia come questa.
E prima alza la testa
Verso Cremona a invitar il Torraccio
Poi corr'a Roma a invitare il Testaccio,
E indi con solaccio,
Pasquin, Morforio invita, e Tor di Nona.
Il Coliseo, e 'l bel porto d'Ancona.
La Rena di Verona,
Il Castel di Milan, la Cittadella
Di Reggio, ancor di Bergam la Cappella,
E la Campana bella
Di Parma e 'l Torresotto di Scoltenna,
Con la lunga Pigneda di Ravenna,
E la selva d'Ardenna
Verrà, con il bel studio di Parigi,
In compagnia di Laura Fiordiligi,
Il fiume di Trevigi,
L'Arsenal di Venetia con Marghera,
E di Genova degna la Riviera.
E più che volentiera
Verrà Rialto, con le Zaffusine,
E ci verran di Cervia le Saline,
Con le belle colline
Che son appresso alla vaga Vicenza,
La Cupola e le Stinche di Fiorenza.
E con la sua presenza
Il Gobbo di Rialto in s'una zatta,
E ci verrà da Padova la Gatta.
E suso una fregatta
Ci verrà la Zuecca di Ferrara,
E di Perugia la Fortezza rara,
E per farla più chiara,
Ha da venir da Modona gentile
Il Petta col famoso Campanile.
Così al fin d'aprile
S'hanno il primo maggio a ritrovare,
Tutti quanti a Bologna a trionfare,
E qui s'ha da ballare,
E far commedie, e poi di qua vicino
Verrà l'Idice, Savena e 'l Lavino.
E dentro del confino,
Tutte le porte, con tutte le vie,
San Mammol, Porta e l'Oreficiarie,
Ancor le Spadarie, con la Nosadella,
Il Mercato di Mezzo e Baroncella,
Ancor la Remorsella,
San Felice, le Lame con Galliera,
Il Quartirolo, gl'Agresti e Bertiera,
Ancora la Stadiera,
Che leva i Carri, il Pradello e la via
Di Nappi, e la contrà di Porta Pia,
Ancor la Pescaria,
Strà Maggiore, e le Volte de' Merzari
Quelle de' Pollaroli, ed i Fusari,
Con la via de' Chiari,
Il Borghetto, e la via de' Mussolini,
I Vinazzi e la via de' Cortellini,
E la via de' Facchini,
Belvedere, Altaseta e Mirasole,
Castel Tedaldo, Venetia e le Scole,
Il Porto e le Pugliole,
La Braina, il Guasto con la Mascarella,
E la Carrata, con la Molinella,
Ci sarà l'Avicella,
Strà Stefano, con strata San Donato,
Strà San Vitale, l'Avesa e 'l Mercato,
E ci sarà il Fossato,
E seco il Paradiso e Pietralata,
Con la volta de' Barbari e la Grata,
Ancor la Salegata,
Il Borgo delle Casse, Azzogardino,
Borgo San Pietro e Borgo San Martino,
Con il Daccio del Vino,
I Pelacani e le Calzolarie,
La via del Luzzo e le Giupponarie,
Con le Pellicciarie,
Basadonn, Fregatette e Cavramozza,
La via delle Masegne e Saragozza,
E la Pugliola Mozza,
Fiaccalcol, Gorgadel e via del Rulo,
Cantarana, Borcheta e Paia in Culo,
E seco a tal trastullo
Sarà la via del Piombo e 'l Torlione,
Gl'Apostoli, col prato di Magone,
Ancor Borgo Rondone,
Malpertus, Borgo Nuovo e Caldarese,
Le otto Colonne, e 'l Borgo di Polese,
E perché son cortese,
Ci seran anco le Cartolarie,
Le nuove e vecchie, con le Cimarie,
Ancor le Beccarie,
La Fontana, la Sala con la Piazza,
E San Petronio Vecchio e la Fondazza,
E con sì bella razza
Strà Castiglion, e 'l Borgo de l'Argento,
I Magarotti e le Centotrecento,
La via del Malcontento,
Ci sarà la Via Nuova con Poggiale,
E fin a l'Hosteria di Carnevale,
Il Salario e le Scale,
Borgo Lorenzo con Bocca di Lovo,
Il Frassinago e l'altro Borgo Novo,
E secondo ch'io trovo,
De' Calderin ci sarà la piacciola,
Val de l'Avesa, Ghetto con Miola,
La Vite e la Viola,
La via di Mezzo e de' Gombruti insieme,
E 'l Pozzo rosso, con Gierusalemme,
Bettania anch'ella ha speme
D'esservi, e la Posterla a spassi tali
E la via de' Bagnoli e de' Vitali,
E con i suoi stivali
Il Bigado verrà quella mattina,
Con il Borgo di Santa Caterina,
La via della Berlina,
Borgo Locco, e 'l bel Borgo senza baie,
Di San Giacomo, e quel dalla Tovaie,
Con voglie allegre e gaie
La via de gl'Angiol, con la Savonella,
La via del Carro, ed Ongaria con quella,
Ci sarà la Gabella,
Il Borgo della Paglia, e quel dall'Oro,
E quel dalle Ballotte anco con loro,
La Cecca con costoro
L'Orbaga, i Castagnoli, e Malriguardo,
L'Androna, il Broilo e Borgo San Lunardo,
E sotto tal stendardo
Ci serà Soccionome, s'io non erro,
e l'Orologio, col Ponte di Ferro,
I Banchi anco ci serro,
E Porta di Castello alle confine,
La casa della Biada e le Moline,
Borgo ricco nel fine,
Brocchindosso e Caldolica a le prove
E la Sega dall'Acqua e le Chà nove,
E se ben tuona o piove
Voglion esser unite in quelle strette
I Magli della carta e le Bollette,
E in ordine si mette
Di Sant'Antonio il Prato, e 'l Ponticello
Di Sant'Arcangiol seco in un drappello,
Con l'Orto del Pasello,
Ed il Trebbo de' Preti alla discreta,
In compagnia dell'Orto del Poeta,
E con la mente lieta
Gatta marcia, e la via de' Bottieri,
Ultima la Fornace de' bicchieri,
Con cento altri sentieri
I quai non pongo quivi di brigata,
Ch'io non so il nome suo, né la casata
E credo ch'invitata
Habbia la sposa ancora Pietramala,
La qual tosto verrà com'havess' ala,
E ne i Prati da Sala
S'hanno da far i bei congiongimenti,
Con feste, con trionfi e torniamenti,
Acciocché i suoi parenti
C'hanno alle belle nozze intravvenire
Comodamente ei possan capire,
Ed han fatto venire
Fin a trecento cuochi, ancora più,
Tolti dal mondo nuovo e dal Perù,
E dove il sol va giù,
I quai, per saper ben cucinare,
In tutto il mondo non ritrovan pare,
E quivi s'ha da fare
Un bel banchetto di piatti settanta,
Ne' quali credo sarà roba tanta,
Che fin in Garamanta
Fin là dove nasce il primo albore
Si sentirà del cucinar l'odore,
E 'l turco traditore
Tratto da quell'odor, più volte in vano
Dirà: “Perché son turco e non christiano?
Ch' anch'io sarei nel piano
Di quel bel prato, in quella compagnia,
E del banchetto havrei la parte mia.”
Ma perché della via
Son quasi uscito, voglio ritornare
A dirvi come il pasto voglion fare.
De primis v'ha d'andare
Per piatto un elefante ed un cammello,
Un grifo, una giraffa, un leoncello,
Un mulo e un asinello,
Una volpe, una tigre, una pantera,
Un coccodrillo, un drago, una chimera,
Una cavalla nera,
Un bue, una vacca, un bufalo, un stallone,
Una lupa, una simia ed un mammone,
Un astorr' e un falcone,
Una cicogna, un gufo, una civetta,
Una grue, una cornacchia, una vanetta,
Una grassa porchetta,
E vi sarà altr' animal straniero,
Un gallinazzo, un'oca, un can levriero,
Un spinoso e un cerviero,
Un cervo, un capriol, un armellino,
Una lepre, una quaglia, un passarino
Un tordo, un lugarino,
Un capo nero ed una tortorella,
Una starna, un fanello, un'anitrella,
Un quarto di vitella,
Un cappon, un pollastro, una gallina,
Un pavon, un fagian, e una faina,
Un pezzo di vaccina,
Un presutto di porco e un salcizone,
Un toro, un becco, una capra e montone,
Un ragno e un scorpione,
Una bissa, una mosca, una cicala,
Un burdigon, un botto, una zenzala,
Una grassa farfala,
Una rana, un ranocchio, una ranella,
Una talpa, una donnola, una bella,
Un zampetto d'agnella,
Un pedocchio, una pulice, un pulino,
Una cecha, una cimice, un muscino,
Ed un petto porcino,
Un lumbriso, una tarma ed una ruca,
Una lumaca ed una tartaruca,
Con una sanguisuca,
Una vespe, un tafano, un pipistrello,
Un'ape, una lucertola, un franguello,
Un grasso pidicello,
Una parpaglia ed una salamandra,
Un riatino, un petrosso, una calandra,
E un schiratol di Fiandra,
Con cento altri animali di gran pregio,
Che saranno al banchetto tant'egregio;
Poi ci verran nel megio
Pastizzi saporiti di più sorte,
Ed altre tante delicate torte,
Dolcette, brusche e forte,
Di bietola, di malva e di cicuta,
Di cavoli, borragine e di ruta,
Ed a la sapreveduta,
Fioccarà il mangiar bianco, e scartocelli
Tartare bianche e toppi buoni e belli,
E poi, finiti quelli,
Ci seran gardi, finocchi e maroni,
Formaggio, pere, scatole e zaldoni,
E vini ottimi e buoni,
Per mar venuti fin di Romania,
Greco di Somma, Corso e Malvasia,
E brindis tuttavia
S'ha da fare con Trebbiano e Moscatello,
Di modo che ciascun starà in cervello,
E con un spasso bello
Mentre che nel mangiar ogn'un s'affretta,
Udirassi una musica perfetta,
Un flauto, una cornetta,
Un liuto, una lira, una viola,
Un timpan, un trombone, una mandola,
E con ut, re, mi, fa so, la,
Cantaranno da cinque buon cantori,
Ch'al mondo non si trovano i migliori,
Degni di mille honori,
E son questi ch'io dico in una botta
Nettun, Pasquin, Marfortio, il Gobbo, il Potta,
Quai con voce interrotta
Rallegran di modo la brigata
Che nelle braghe si faran l'agliata,
Poi farà una sonata
Nell'organo fier asino discreto,
Ed un cavallo levarà di dietro,
E in atto mansueto
Una civetta in fondo un orinale,
Ha da cantare un degno madrigale,
Dipoi, scuotendo l'ale,
Cantarà un barbagianni a l'improvviso,
A tal ch'ogn'huomo creperà di riso,
Poi con allegro viso
Comparirà con forza smisurata
Un babbuin a far una rudata,
E con guanti e celata
Un can levriero giocarà di scrima,
E un porco col tambur farà la prima,
E d'un baston in cima
Montarà un bracco a far giochi e ballate,
Intrattenendo tutte le brigate;
Ma poi che sian levate
Via le tovaglie, a suon di subiolo
Ogn'un haverà il stecco ed il mazzolo,
Dipoi un capriolo
Comparirà con animo soprano
E cento giochi vi farà di mano,
Poi con habito strano
Verrà una pecorella molto humana,
A far quattro balletti a la romana,
Poi una chiarenzana
Suonarà l'asinel con bella gratia,
E tutti gridaran: “Buon pro vi faccia!”,
Ma non havendo satia
La vista ben ancora di piacere,
L'oca faranno tor, ch'egli è il dovere.
Oh, che dolce vedere
A rampegar in cima d'un stangone
Un bue, un cavallo, un asino, un castrone,
Poi sonetti e canzone
D'attorno si darà in compagnia,
Argutie e motti pieni di leggiadria,
E tanta poesia
S'ha da distrugger quivi, che Parnaso
Restarà privo del caval Pegaso,
E da l'orto a l'occaso
Volarà un cucco, a nunciar d'intorno
Quel sì felice avventuroso giorno,
Ma poi c'havrà ritorno
Fatto il quarto pianeta alle sue grotte,
E che col velo apparirà la notte,
Se n'andaran le frotte
Tutte a posar, quando la sposa sia
A letto col suo sposo in compagnia.
Ma il letto, in fede mia,
A punto non so dir com'è adornato,
Pur, per quanto m'è stato ragionato,
Dicon ch'è di broccato,
Cioè di brocche d'alberi e di fronde,
Saranno le cortine sue gioconde,
La lettiera e le sponde
Dicon di longhi pini e dritti abeti,
E i matarazzi d'eboli e aneti,
Le lenzuola e tappeti
Seran foglie di zucche, e di meloni,
E le colonne quattro torrioni,
E mentre a i bastioni
Daran l'assalto con l'artiglieria,
I grilli gli faran la melodia,
Sì che venite via,
E cominciate a mettervi in viaggio,
Che siate quivi il primo di maggio,
Per hora altro non haggio
E se nulla si scopre in qualche lato,
Né più né manco vi terrò avvisto,
Ma state preparato
Acciò che siate quivi quel bel mese,
Che gli Asini fan festa in sto paese.
IL FINE