LA PIDOCCHIA
OSTINATA
canzone nuova
Di Giulio Cesare Croce.
Nella quale si descrive un ridicoloso soggetto di
un'ostinata moglie, che più tosto acconsentì
di lasciarsi annegare in un pozzo, che
mai chiamare per proprio nome
il suo marito.
La pidocchia vo' cantare,
Se mi date udienza grata,
E l'humor voglio narrare
D'una moglie intraversata,
Ch'in un pozzo fu annegata
Pe'l marito strapazzare.
La pidocchia vo' cantare.
Dir non so dove nascesse
Questa pazza scatenata,
Né men dove discendesse
Il suo ceppo o la casata,
So ben dir ch'ella era nata
Pe'l marito tormentare.
La pidocchia vo' cantare.
Moglie fu d'un poverello
Ma però di buona gente,
E perch'ella dato a quello
Havea dose sofficiente,
Gli parea conveniente
Di haverlo a dominare.
La pidocchia vo' cantare.
Se per casa ei se n'andava,
Sempre dietro gli rideva,
E la lingua fuor cavava
O che 'l muso gli torceva,
Ed il miser ciò vedeva
Ma fingeva d'ignorare.
La pidocchia vo' cantare.
E se pur la riprendeva
Di quel stile incominciato,
Ella tosto rispondeva:
“Taci là, disgratiato!
Che sai ben ch'io t'ho sfamato,
E a te sotto non vo' stare”.
La pidocchia vo' cantare.
“Ben è vero”, egli dicìa,
Ch'assai dote data m'hai,
Ma fo anch'io la parte mia,
Né disgusto ti dò mai,
Ed al par de l'altre vai,
Nel vestire e nel calciare.”
La pidocchia vo' cantare.
Quanto ei più s'humiliava,
Ella più s'insuperbiva,
E s'ei basso ragionava,
Alla più la gola apriva,
Per mostrar a chi l'udiva
D'esser donna d'alto affare.
La pidocchia vo' cantare.
Poi, per più vituperarlo,
Cominciolli a dir: “Pidocchio!”,
Né per altro mai chiamarlo
Non volea, che per “pidocchio”,
E per casa sol “pidocchio”
Si sentiva nominare.
La pidocchia vo' cantare.
Onde, tanto andò d'intorno
Questo nome qui narrato,
Che da ogn'un per il contorno
Per “pidocchio” era chiamato,
Tal che il pover disgratiato
Si voleva disperare.
La pidocchia vo' cantare.
Al fin, sendo patiente
Stato un tempo il buon marito,
Non volendo da la gente
Esser più mostrato a dito,
Dentro sè prese partito
Di volersi scapricciare.
La pidocchia vo' cantare.
Non volendo, com'ho detto,
Esser più vituperato,
Pien di rabbia e di dispetto
Da la collera tirato,
Entrò in casa infuriato
Per volerla mal trattare.
La pidocchia vo' cantare.
Pur, volendo veder pria
Di tirarla con le buone,
Disse a lei: “Deh, moglie mia,
Muta homai opinione,
Né mi dar occasione
Che con te m'abbi a sfogare.”
La pidocchia vo' cantare.
“Altramente, s'ostinata
Pur voi star in tal errore,
Io ti dico a la spiegata
Ch'io ti caverò l'humore.
Dunque homai cangia tenore
E sta in pace, se ti pare.”
La pidocchia vo' cantare.
Il buon' huomo si credea
Di mutarla di pensiero,
Ma di questo ella ridea,
Poi diceva in atto altiero:
“Io non posso, a dirti il vero,
Altro nome più chiamare.”
La pidocchia vo' cantare.
Hor, vedendo il poveretto
Che costei non lo stimava,
Tosto in man prese un stanghetto
E con quel la minacciava,
All'hor ella più il burlava,
Né curava il suo bravare.
La pidocchia vo' cantare.
Già gli havea rotto un occhio
E spezzatogli la testa,
Ed il nome di “pidocchio”
Di chiamar però non resta,
E, se ben ei la tempesta,
Vuol “pidocchio” replicare.
La pidocchia vo' cantare.
E per ultimo rimedio
Sendo in tutto disperato
Per uscir di tanto tedio
Una fune hebbe trovato,
E a traverso, tutto irato,
La moglier hebbe a ligare.
La pidocchia vo' cantare.
Poi andò sopra dal pozzo,
E calandola pian piano
“Ti farò”, dicea, “Il gozzo
Empir d'acqua a mano a mano,
Poi ch'humor cotanto strano
Non ti posso discavare.”
La pidocchia vo' cantare.
Ella all'hor, senza paura,
Dicea: “Cala pur, pidocchio,
Ch'io non muterò natura,
Né ti stimo un vil finocchio.”
Onde, il povero capocchio
Si sentiva ancor burlare.
La pidocchia vo' cantare.
E calando tuttavia
Presso a l'acqua l'accostava,
Poi diceva: “Moglie mia,
Ferma homai tua lingua prava,
Né voler che i piè ti lava,
E ti mandi giù a notare.”
La pidocchia vo' cantare.
“Ch'io ti ceda”, rispond'ella,
“Pazzo ben sei, se ciò credi.”
Ei più a basso manda quella,
E gli fa bagnare i piedi,
Poi gli dice: “Non t'avvedi
Ch'una tana ti vo' fare?”
La pidocchia vo' cantare.
“Né perciò voglio restare,
Cala pur, pidocchio mio,
Che “pidocchio” vo' chiamare
Sol “pidocchio” dir desìo,
E se ben ne pago il fio,
Tal'umor mi vuo' cavare.”
La pidocchia vo' cantare.
Giù ne l'acqua a la cintura
La fa andar, poi gli ridice:
“Deh, consorte, prendi cura
De la vita tua infelice”,
Ella su risguarda e dice:
“Sol “pidocchio” vo' nomare.”
La pidocchia vo' cantare.
Ei la cala fin' al petto,
Poi la prega novamente:
“Non voler, per tal' effetto,
Morir sì miseramente.”
Rispond'ella arditamente:
“Con tal detto vo' spirare.”
La pidocchia vo' cantare.
Ei la manda fin' al collo
Giù ne l'acqua, e poi la prega,
Pria che giù gli dia il tracollo,
E del tutto non l'annega,
Che al suo dir s'humigli e piega,
Né si lasci soffocare.
La pidocchia vo' cantare.
Ella, dura più che mai,
Dice: “Cala pur, fratello,
Che, se ben m'annegherai,
Sarò sempre d'un cervello,
Che fra noi questo duello
In tal modo ha da passare.”
La pidocchia vo' cantare.
Ei la cala fin' al mento,
E dapoi fin' a la bocca,
Tal che l'acqua in un momento
Nel palato gli trabocca,
Ed ancor ella è sì sciocca
Che “pidocchio” vuol formare.
La pidocchia vo' cantare.
A la fin' esso la caccia
Con la testa giù di botto,
Ella in su leva le braccia,
Poi che più non può far motto,
E par c'habbi a l'ugna sotto
Un pidocchio d'ammaccare.
La pidocchia vo' cantare.
Così andò dietro ammaccando
Fin che l'alma hebbe a partire,
Al marito dimostrando
Che “pidocchio” volea dire,
Né si volse mai pentire
Fin che puote respirare.
La pidocchia vo' cantare.
Così al fin restò nel pozzo,
Questa femmina ostinata,
E la sete del gargozzo
Si cavò per quella fiata,
Hor s'ell'era intraversata
A ciascun lasso pensare.
La pidocchia vo' cantare.
Poi che, prima che chiamare
Per buon nome suo marito,
Consentì farsi tuffare
Sotto l'acqua, a tal partito
Ciascun miri s'appetito
Più bestial si può trovare.
La pidocchia vo' cantare.
Hor avete a pieno intesa
Di pidocchio la leggenda,
E qui a posta l'ho distesa,
Perché ogn'un bene l'intenda,
E che umor in lor non scenda
I mariti disprezzare.
La pidocchia vo' cantare.
Perché al mondo non è guerra
La più cruda e la più fiera
Quanto è quella che si serra
Fra il marito e la mogliera,
Né si puote a buona ciera
Lungo tempo comportare.
La pidocchia vo' cantare.
Qui finisco la canzone,
E vi prego in questi accenti
Donne star, a ogni stagione,
A i mariti obbedienti,
Che n'havrete quei contenti
Che saprete desiare.
La pidocchia vo' cantare.
Siate sempre preparate
Ad amarli fedelmente,
E l'umor non seguitate
De sta femmina insolente,
Se volete quietamente
Con lor vivere e regnare.
La pidocchia vo' cantare.
IL FINE