SCHERZI
OVVERO MOTTI GIOCOSI
sopra l'appresentare mazzuoli di fiori,
frutti, erbe, frondi, piante, animali,
oro, e gemme ed altri nobili lavori
fra gli amanti di honesto amore innamorati
ALL'ILLUSTRISSIMA SIGNORA
MINERVA FRAGOSI FANTUZZI
La bilancia del desìo, Illustrissima signora, m'ha tenuto sospeso alquanto fra il sì e il no, se io dovevo darle questa mia nuova compositione, parendomi essere troppo ardire il mio appresentare a Signora di tanto alto merito, come lei, opera così debole e bassa. Onde, da una parte stava il desìo, e dall'altra la bassezza mia, a tale che né dall'una, né dall'altra parte non voleva traboccare, quando il chiaro grido della nobiltà e splendidezza di Vostra Signoria Illustrissimavenne a salire dalla parte del desiderio, e di gran peso caricandola subito fece darle il trabocco, onde il desìo, restato vittorioso in tal duello, mi porge ardire e sicurezza di presentargliela, prevalendomi in ciò del privilegio de' parti, a' quali era lecito salutare il lor re con piccioli doni, a cui erano tanto cari e grati quanto se fossero stati i più ricchi e pretiosi tesori del mondo, sì come senza dubbio alcuno tengo farà Vostra Signoria Illustrissima di queste mie poche e mal vergate carte, essendo io già chiaro conoscitore della sua innata bontà e gentilezza, né senza gran mistero tengo gli fosse da' suoi genitori posto il degno nome della sapientissima donatrice delle scienze, poiché essi previder Vostra Signoria Illustrissima dover esser dotata di tutte quelle gratie che possono adornare uno spirito alto ed elevato come è il suo. Poiché Minerva altro non vien a dinotare, che donna d'alto sapere, saggia, prudente, accorta, ed amatrice de l'opere degne e virtuose, le quali doti albergano in Vostra Signoria Illustrissima come si vede, e più havrei da stendermi in spiegar al mondo le sue degne lodi. Ma non può debil legno, com'è il mio, solcare sì spatioso mare, onde, ritiratomi in porto, piegarò la vela, stando ad aspettare ch'altri con più sicura barca scorra il vasto ocean de gl'alti pregi suoi. In tanto, La prego a voler gradire questo basso (ma piacevol) concetto, raccordandoli che l'acqua, ancor che da basse vene risorga, suole alcuna volta esser grata e dolce al gusto di chi la beve. Però, se l'humore che dalla rozza vena del mio ingegno scaturisce, sarà insipida e di poco sapore, spero la farà dolce ed amabile la gratia di Vostra Signoria Illustrissima, mentre mirando al pur affetto di chi la porge, verrà aggradire e l'opera e chi la dona. E con tal fine gli prego dal Signore Iddio ogni contento, e le bacio con ogni riverenza la mano.
Di Bologna il 20 dicembre 1607,
di Vostra Signoria Illustrissima
Devotissimo servo Giulio Cesare Croce
ALLI BENIGNI LETTORI
Qui del significato de' colori
Non tratto, qual dia speme o gelosia:
Ma da' nomi de l'erbe, frutti e fiori,
Pigliando il senso e l'ethimologia
Secondo che diversi son gli humori
Applicando gli vado a chiunque sia,
Con piacevoli scherzi dichiarando
Il pensier di ciascun che vive amando.
Però legga ciascun (prego) quest'opra,
E quando l'havrà letta all'hora dica
Il suo parer: ma prima non adopra
La lingua in biasmo de la mia fatica,
Perché chi andrà ben ruminando sopra
Questo soggetto, e che 'l pensier vi applica,
Vedrà che di dar spasso è il mio disegno,
Più che far profession di bello ingegno.
ALLE BELLE FIGLIE D'AMOR MODESTO INNAMORATE
Figlie leggiadre, che seguite amore
Con quel perfetto fin che si richiede,
E che quella beltà che 'l ciel vi diede
Servate illesa da inhonesto ardore,
Da me, ch'ogn'hor con purità di core
V'amai, ed amerò per fin che cede
Questo strale a la terra, e ne fan fede
Le rime fin qui sparse in vostro honore,
Da voi oggi aggradir non sia, che sdegni
Questi giocosi scherzi, in quai potrete
Scorger di chi amai manifesti segni.
Qui sotto varij sensi scoprirete,
Concerti novi, da svegliar gli ingegni,
E farvi accorte e sagge se non sete,
E con essi verrete
La modestia abbracciar, che senza quella
Non può donna apparir' ornata e bella.
SCHERZI GIOCOSI
SOPRA IL DONAR MAZZUOLI DI FIORI, FRONDE,
FRUTTI, ANIMALI, GEMME ED ALTRE GENTILEZ-
ZE DAGLI AMANTI ALL'AMATE LORO.
Fiore di Girasole
Sì come Clitia suole
Girarsi dietro il Sole,
Vadi a l'occaso o facci a noi ritorno,
Così a voi, mio bel sol, m'aggiro intorno.
Viola Zoppa
La zoppa violetta
Vuol dir che mal s'assetta
L'amor tuo con il mio, chi vi pon mente,
Che meco non cammini drittamente.
Fiore di giacinto
Sì stretto m'hai già cinto,
E ne' tuoi lacci avvinto,
Che tempo e morte non potrà già mai
Quel nodo scior, col qual legato m'hai.
Fiore di spico
Spiccar' io mi volea
Da te, crudele e rea,
Ma quanto più mi sforzo, ahimè, non posso
Che 'l male è penetrato fino a l'osso.
Fiore di malva
Mal va mia triste vita,
Se non mi porgi aita,
Però fa degno me d'un dolce sguardo,
Ch'io morrò in breve, se 'l soccorso è tardo.
Fiore di spino
Poi che con aspre e dure
Spine, mille punture
Porgi al mio tristo ed affannato core,
Di spin pungenti t'appresento il fiore.
Fiore di Narciso
Se 'l misero narciso
Arse del suo bel viso,
E in fragil fior cangiò la sua bellezza,
Tu, che far pensi, con tanta alterezza?
Fiore di lavanda
Sorella, io te lo dico,
Volevo esserti amico,
Ma quel tuo dir: “farò, io dirò poi”
Slavato in tutto m'ha de' fatti tuoi.
Fiore di lente
Le cose van sì lente
Ch'io temo fortemente,
S'altra fiamma non gionge Amor fra noi,
Ch'ogn'un può gire a fare i fatti suoi.
Fiore di maggiorana
Ogn'hor via più maggiore
Ahi, lasso, del mio core
Si fa la fiamma, e quanto più vedete
Che per voi ardo, men pietà m'havete.
Fiore di cicerchia
Amor tanto ci cerchia
Intorno, che superchia
Ogn'opra parmi a sciorci da tal pena,
Ch'indissolubil' è la sua catena.
Fiore di rosmarino
Roso d'amor spietato
Già fu ma rinovato
E' 'l mio cor', e ravvisto del suo fallo,
Non vuol più entrar ne l'amoroso ballo.
Fiore di camomilla
Par ch'ami mill' amanti,
E burli tutti quanti,
Però mi vo' scostar di questo gioco,
E ch'a tempo ciò sia, non mi par poco.
Fiore di Giove
Sempre il giovare altrui
Lodato fu tra nui;
Però di Giove il fior io t'appresento,
Da te aspettando grato giovamento.
Fiore d'aneto
Questo bel fior d'aneto
Vuol dir amor discreto,
Amore netto, amor puro, e senza frode,
Che quanto è più leal, più ogn'hor si gode.
Fior di leandro
Perì Leando in mare
Per non saper nuotare;
Così spesso perisce l'amatore,
Che non sa ben nuotar nel mar d'amore.
Fiore di persico
Di persico ti mando
Il fior, perché mirando
A l'humor tuo, qual sempre dà in traverso,
Veggio che 'l mio servir del tutto è perso.
Fiore d'amandole
Amando le tue rare
Bellezze, a presentare
Ti vengo questo vago e nobil fiore
Acciò in te sia reciproco l'amore.
Fiore di narancio
Sì vecchio e rancio è hormai
L'amor, come tu sai,
Qual'è fra noi, che di narancio il fiore
Ben dar ti posso, e lasciar gir l'amore.
Fiore di vezza
Tanti vezzi mi fai,
Ch'io vengo più che mai
A dedicar quest'alma e questo core
A te, ben mio, che così vuol amore.
Fiore di sambuco
Questo fior di sambuco
Ti porgo perché buco
Hai il cervello, e più che galla lieve
E l'amor nostro è per finirsi in breve.
Fiore di lupino
Il nostro amor è amaro
Talmente, ch'ei và al paro
Del lupin, pria ch'a molle stato sia,
E' però giusto che 'l suo fior ti dia.
Fiore di cedro
Fior nobile e gentile
Ha il cedro, a te simile;
Però di quello t'appresento il fiore,
Da te aspettando il frutto, ch'è migliore.
Fiore di pero
Poi che sì cruda e fera
Sei, che pur vuoi ch'io pera,
Perirò, ma se io pero, i' pero a torto,
E ancor mi piangerai come son morto.
Fiore di matresilva
A la dea de le selve
Che caccia fiere e belve
Ti rassomiglio, a i gesti e al portamento:
Però la matresilva t'appresento.
Fiore di campanello
Il fior di campanello
Mandovi, amor mio bello,
Qual vuol dir che 'l mio cor campa nel petto
Vostro, né trovar brama altro ricetto.
Fiore d'ogni mese
Tu vai di mese in mese
Facendomi palese
Ch'in breve del tuo amor ho da gioire,
Né mai vien ad effetto il mio gioire.
Fiore di senape
Mandovi questo fiore
Uguale al vostro humore,
Ch'ogni minimo errore ch'io facci a caso
Tosto vi viene la senape al naso.
Fiore di triboli
S'io v'uso fedeltade,
Perché mi tribolate,
Dandomi pena sì spietata e fera?
Ahi, donna ingrata, anzi: crudel megera!
Fiore di valeriana
Vale, ria, nata d'angue,
Che ti pasci di sangue
Human. Vale, crudel, poi ch'io son casso
Di vita per tuo amor, a Dio, ti lasso.
Fiore di cocomero
Sì come a più non posso
Ti veggio andar di grosso,
A me, che de' tuoi servi son nel numero,
Questo fior t'appresento di cocomero.
Fiore di trifoglio
Tre fogli, non un solo
A scrivere il mio duolo
Ci vorrìano, e le pene che tu dai
A questo core, e non ti satij mai.
Fiore di zucca
Non mi romper la zucca
E vatti pur, spilucca,
Che mai più non ti voglio creder nulla,
Né vo' ch'alcun di me più si trastulla.
Fiore di cotogno
Questo fior' io ti dono,
Per dir che cotto sono
Ne la fornace del figliuol di Venere,
Hor trammi fuor, prima ch'io vada in cenere.
Fiore d'amaranto
Amar Antonio o Piero,
Non puoi, se miri al vero,
C'havendo prima a me data la fede,
Tener non dei in tante scarpe il piede.
Fiore di lino
L'incontro fu asai buono,
Ma poi cangiasti suono,
Però di lin ti mando questo fiore,
Per l'incostanza del tuo instabil core.
Fiore di rubbia
Rubbi a le genti il core
Col tuo gentil colore,
Né sol ti satij haverglielo rubato,
Che giorno e notte il tieni ammartellato.
Fiore di fava
Tu di mercede in vece
E d'esaudir mia prece,
Di favole mi pasci a tutt'andare,
Hor, và, fa i fatti tuoi, lasciami stare.
Fiore di gelsomino
Le gelosia vien meno
Nel petto mio, ch'appieno
Dell'amor tuo mi son chiarito in fatto,
E s'io tornassi sotto, havrei del matto.
Fiore di papavero
Tu sei sì sonnolente
E pigra e negligente,
In quest'amor, che par c'habbi mangiato
Papaver, sì il tuo cor è addormentato.
Rosa fiorita
Questa rosa vermiglia
Che a te si rassimiglia,
Ti do, qual mentre è fresca e colorita,
Come sei tu, ad amar le genti invita.
Rosa secca
Cotesta rosa anch'ella
Fu colorita e bella
Come sei tu, ma secca divenuta
Ogn'un la sprezza, e più nessun la fiuta.
Erba sempreviva
Mandoti, alma mia diva,
De l'erba sempre viva
Il bel mazzuol, qual mostra, con effetto,
Che viver bramo sempre nel tuo petto.
Erba regina
Tu sei la mia regina,
A te il mio cor s'inchina,
E perché ogni grandezza in te si serba,
Ti faccio don' di questa nobil' erba.
Erba gramegna
Gramo, che vo sperando
Se te, crudel', amando
Ogn'hor mi struggo, e tu come gramegna
A chi spiantar ti vuol, sei più benegna?
Erba porcellana
A la mia piaga strana
Non giova porce lana,
Né oglio, ma a levargli ogni dolore
Può un solo sguardo che venghi d'amore.
Erba lucciola
Luce de gli occhi miei,
Scoprir pur ti vorrei
L'intimo del mio cor, ben che 'l sapete,
Senza ch'io 'l dica, né pietà m'havete.
Erba imperatoria
Quest'erba alta e regale
Mandoti per segnale,
Che degna sei di scettro e di corona,
E che a te dia tributo ogni persona.
Erba amarella
Amara è la mia bocca,
E a raddolcirla tocca
A te, che ciò comporta e vuole il giusto,
Ch'ogni giorno mi dai qualche disgusto.
Erba panacea
Se d'amor sei ferita,
Ecco per darti aita
La nobil' erba, con la qual Medoro
A la sua piaga diè grato ristoro.
Erba napello
Tu m'hai avvelenato
Col sguardo tuo spietato,
Ma al tribunal d'Amor io me n'appello,
Che del tuo error ti porga aspro flagello.
Erba cicorea
A l'imprese d'amore
Ci correa già il mio core,
Ma lo trovò sì crudo e dispietato,
Che più nol cura, e vive in lieto stato.
Erba celidonia
Quest'erba ha per costume
Tornare il perso lume,
Però giusto mi par, ch'a te l'arreca,
Che me non guardi, come fosti cieca.
Erba stella
Tu sei mia fida stella,
Vaga, lucente e bella,
Sott'il cui chiaro e luminoso raggio
Spero sarà felice il mio viaggio.
Erba dittamo
Dittami amor di quanto
Ho da dir, perché in tanto
A poco a poco mi vado struggendo,
Né sapendo parlar, morrò tacendo.
Erba pimpinella
Non per farvi più bella
Vi do la pimpinella,
Ché tropo bella sete a gl'occhi miei,
Ma perché amor e fè s'imprime in lei.
Ramo di serpillo
Poi ch'amor va serpendo
Nel mi opetto, e rodendo
Questo cor, né mai cessa (ahimè dolente),
Del ramo di serpil vi fo un presente.
Ramo di salvia
Di salvia il ramicello
Mandoti, cor mio bello,
Acciò che salvi a me la fede data,
Né in tempo alcun sia in altri mai cangiata.
Ramo di dragontea
Poi ch'ogn'hor più t'indraghi,
E di veder t'appaghi
Perir' in tutto me, che tanto t'amo,
Di dragontea ti porgo questo ramo.
Ramo di busso
Io busso a tutte l'hore
A l'uscio del tuo core,
E chieggio aìta, e piango, e grido forte,
Né tu mai apri di pietà le porte.
Ramo di menta
Il ramicel di menta,
Acciò che ti rammenta
La memoria (ti prego) vita mia,
Del ben ch'io porto a te per retta via.
Ramo di mortella
Mort'è la vita mia,
Se per tua cortesia,
Pria che fal mondo (ahimè) facci partita,
Con man pietosa non mi porgi aita.
Ramo d'alloro
Di questa verde pianta,
Che mai si spoglia o smanta,
Ti mando un ramo, accettal per favore,
Ch'allor dirò sia eterno il nostro amore.
Ramo di cipresso
Il ramo di cipresso
Mandoti, perché appresso
Homai mi trovo a far l'ultimo “vale”,
Hor tu prepara in tanto il funerale.
Ramo di ginebro
Come per acqua e vento
Mai vien di frondi spento
Il ginepro, e resiste al freddo e al caldo,
Tal' io ai colpi d'amor sto fermo e saldo.
Ramo di noci
Non basta che mi coci
Il cor, ch'ancor mi noci
con la lingua (ahi, non far), che non conviene
Biasmar chi di cor t'ama e ti vuol bene.
Ramo di fico
Dal dì ch'io mi ficcai
Amarti, come sai,
Cessato mai non ho d'esserti amante,
E tu mi burli: a fè, che sei galante!
Ramo di ruda
Ruvida fosti sempre,
Né sei per cangiar tempre,
Però ti mando il ramicel di ruda,
Segno che sei d'ogni creanza nuda.
Ramo di finocchio
Tu fai la semplicetta,
Perché sei giovinetta,
Ma con te non bisogna affidar l'occhio,
S'io non voglio restare un bel capocchio.
Ramo di nocciuoli
Nuocimi quanto sai,
Dammi pur pene e guai,
Usami pur' oltraggio e scortesia,
Che più godrò, quanto sarai più ria.
Ramo di sicomoro
Sì, ch'io moro, mia vita,
Perché l'aspra ferita
Che mi festi nel cor, va ogn'hor crescendo,
Né mi posso sanar se non morendo.
Ramo di pino
Il pin, quand'egli è grande,
Grat'ombra intorno spande,
Così tu il mio pin sei, alto e ombroso,
Sotto cui ha il mio cor dolce riposo.
Ramo d'oliva
Senza ch'io parli o scriva,
Tu sai quel che l'oliva
Significa: onde un ramo io te n'arreco,
Acciò ti quieti, e facci pace meco.
Ramo di prugno
Per ogni mod' io voglio
Che finiam quest'imbroglio,
Io di te stufo son, tu di me ancora,
Però ti lasso, resta in la buon'hora.
Ramo di nespolo
Col tempo e con la paglia
La sua durezza smaglia
La nespola, e vien pien di dolcezza,
Così spero farà la tua durezza.
Ramo di ciregio
Di tirarn'una, in vece,
Ciriege, ne vien diece,
Così tu, s'a una ciancia orecchie dai,
Saltarne mille in campo ne vedrai.
Foglie di malavisco
Mal va, chi al visco è preso
D'amor, qual sempre è teso,
Che quanto più si sbatte e si dimena,
Più ogn'hor s'intrica, e sente maggior pena.
Foglie di lattuca
Tu sei un'insalata
Gentile e delicata,
Ma ci vuol' l'oglio e 'l sal del buon' amore,
Che senza quel, non porgi alcun sapore.
Foglie di vit'alba
Dir vuol questa vit'alba,
Che da la sera a l'alba
E da l'alba a la sera, la mia vita
Sente per amor tuo pena infinita.
Foglia di moro
Ahimè, ch'io spasmo e moro
Per voi, mio cor, tesoro,
E tant'è il duol, che nel mio petto abbonda
C'hor sudo, hor tremo, com'al vento fronda.
Foglie d'ellera
L'ellera abbraccia e cinge
Il tronco, e a sè lo stringe,
Così a te spero anch'io di fare in breve
Con quell'honesto fin che si richiede.
Foglie di cappari
Si qui de la mia rara
Fede t'ho fatta chiara,
E del mio amor a pien dato caparra,
E tu a me ogn'hor ti mostri più bizzarra.
Foglia di bieta
Più assai al mangiativo
Amor, ch'al carnativo
Seguo, sorella, però se tu m'ami
Prendi la bieta, e de la torta fami.
Foglia di porro
Figlia, se dietro vai
Al sentier che pres'hai,
Lasciando me, per altro innamorato,
Porrò 'l mio amor anch'io tutto da un lato.
Foglia di rapa
Con tua beltà infinita,
Quest'alma m'hai rapita,
Però ti prego a dimostrarti humana,
Né come rapa far la grossolana.
Foglia di cavol fiore
Cavar vorrei il fiore
Di questo nostro amore,
Con fine honesto; hor, non facciam dimora
Che 'l frutto forsi cavaremo ancora.
Foglie di vite
Queste foglie ti mando,
Qual, se vai contemplando
Il suo mistero, resterai chiarita,
Ch'in tuo poter sta il mantenermi in vita.
Foglie di lambrusca
Poiché, madonna mia,
Quando passo per via,
Vi rimbruscate e fate l'occhio bieco,
Di lambrusca le frondi indi v'arreco.
Foglie d'ortica
Vuoi tu ch'io te lo dica?
Tu sei come l'ortica:
Però da te mi voglio allontanare,
Che le ponture tue son troppo amare.
Foglie di piantagine
Hor che tu m'hai piantato
Per altro innamorato,
Buon pro ti faccia, attendi a darti spasso,
Ch'io mi tiro da banda e a lui ti lasso.
Foglie di cardo
Car don, se ben par vile,
E questo, alma gentile,
Perché dimostra quanto bianco sia,
E pura verso voi la fede mia.
Foglie d'endivia.
Dì, via, quel che vuoi dire,
Ch'io ti starò ad udire,
Ma se dir cosa vuoi galante in fatto,
Dì, vieni a me, ch'io correrò in un tratto.
Foglia verde
La verdeggiante fronda
Fa ch'in me ogn'hor più abbonda
La speme di godervi, alma mia vita,
Con quel perfetto fin ch'amor m'invita.
Foglia secca
Secco del nostro amore
In tutto è il vivo humore,
Secco il desir', Amor mutato ha stanza,
Né più di rinverdirlo v'è speranza.
Foglie di spinazzi
In questo nostro amore
Men gioia ho, che dolore:
Però ben lo spinazzo a te s'aggiunge,
Che se la foglia è dolce, il seme punge.
Foglie di frassino
Fra si e no sto sospeso,
Se amato o vilipeso
Da te son, però dico a la spedita
Che poi farò quel che 'l cor m'addita.
Foglie di castagna
Bel scorzo ha la castagna,
Ma dentro è la magagna:
Così ancor tu, sei bella e vaga fuore,
Ma poi non so come si stia il tuo cuore.
Foglie di sorbo
Sorbo questo siloppo
(Meschino me!), pur troppo,
Ancor che amaro e acerbo al gusto mio,
Intendami chi può, che m'intend'io.
Foglie di limone
La fronde ch'io vi mando
Del limon, vien mostrando
Ch'ei si confà con la vostra natura,
Che di dentro agra sete, e di fuor dura.
Foglia di farfara
Tu mi vuoi pur, spietata,
Far far qualche scappata,
Ma t'anderà fallato il tuo disegno,
Che più di te mi trovo haver ingegno.
Marobbio
M'hai rubato il mio core,
Vaga ladra d'amore,
Però il marobbio in segno ti vien dato,
Acciò mi rendi il cor che m'hai rubato.
Asparagi
Spargi il tuo tempo in vano
Amar me, che lontano
Da i legami d'amor vado fuggendo,
E di mia libertà diletto prendo.
Basilico
Questa pianta ti mando,
Qual va significando
Con bel mister, che tu la base sei
La qual sostenta tutti i pensier miei.
Fragole
Fragile è il nostro amore,
E senza alcun sapore,
Tu poco m'ami, figlia, ed io te poco,
Però fia meglio abbandonare il gioco.
Poleggio
Quest'erbetta d'amore
Piena di grato odore,
A te appresento, acciò con bei sembianti
Eleggi me fra tutti glialtri amanti.
Giglio
A un bel candido giglio
Il viso tuo assomiglio,
Vago, gentil, leggiadro e delicato,
Però il giglio ti mando: habbilo grato.
Garrofolo
Garro per voi, e follo,
Madonna, perché in collo
Ambo ci tien' amor de le bilancie,
E d'altro non ci pasce che di cancie.
Betonica
La betonica a tutti
E' nota, e fino a i putti
Così noto, mia vita, è il nostro amore,
A tutti, hor dunque pariam via di core.
Capel venere
Son gli occhi tuoi due stelle,
Rose le guancie belle,
Onde, per darti gratia a compimento,
Il vago crin di Venere t'appresento.
Melega
Me legò amor sì stretto,
Pel vostro vago aspetto,
Che scioglier non mi posso, se ben voglio,
E quanto più mi sforzo, più m'invoglio.
Angelica odorata
Questa nobil radice,
Più assai che non si dice
Ha in in sè virtù, però al tuo aspetto innante
La porgo, che di lei tieni il sembiante.
Carota
Sì il dì come la notte,
Mi dai ciancie e arotte,
Ed io, meschin, sto cheto e non contrasto,
E di carote vivo a tutto pasto.
Spica d'avena
Io ti porgo l'avena,
Per dir ch'io son di vena
D'amarti, onde per fin ch'io sono in tono,
Che segui l'amor mio ti paia buono.
Fiore di melograno
Sì come il melograno
Apresi, e mostra il grano
A tutti, così aperto anch'io vi mostro
Il petto, u' scritto tengo il nome vostro.
Uva spina
Così, come per còrre
Quest'uva né pur un gran pur torre
Non si può, senza pungersi la mano,
Così non senza duol s'ha un piacer vano.
Cassia
Poi ch'in tutt'io son casso
De la tua gratia (ahi, lasso),
Non vo' più stare in questa pena ria,
Ma ancor sospirerai la morte mia.
Uva in agresto
Se ben sei vaga e bella,
Sei troppo ancor citella,
Però, quando sarai matura un poco,
Dir saprai se d'amor è caldo il foco.
Pianta felice
Felice, almo, giocondo,
Più son c'huomo del mondo,
E sopra ogn'altro gloriar mi deggio,
Poi che da te, ben mio, amar mi veggio.
Verde acanto
A canto a te, ben mio,
Di star bramo e desìo,
Con quel giusto pensier che si richiede
A un amante com'io, colmo di fede.
Ravanello
Questa bianca radice,
A te non si disdice,
Più che chiaro dimostra il suo tenore,
Che svelt'hai le radici del mio core.
Gambo di cece
Gran cecità, la mia,
Fu quella (ahi, sorte ria),
Quando mirai quel tuo leggiadro aspetto,
Né scorsi la malitia del tuo petto.
Fongo
Se ad amor mente pongo,
Lo rassimiglio al fongo,
Qual in un'hora nasce, ed in un'hora
Si guasta, come il nostro ha fatto ancora.
Spica di farro
Con quel tuo dir: “Farò”,
Perdendo il tempo vo,
Sperando pur un giorno di fruire,
Ma il dir: “Farò”, e non far, mi da martire.
Liquiritia
Questa radice a te
Dono, qual tiene in sè
Molta dolcezza, acciò, gustando quella,
Sij dolce dentro quanto di fuor bella.
Ghianda senza cappello
Ghianda senza cappello
Vuol dir, musin mio bello,
Che 'l nostro amor, qual fu secreto tanto,
Hor' è scoperto al mondo tutto quanto.
Cipolla
Se ben par che mostrate
D'amarmi, so che andate
Doppia, però vi do la cipolletta,
Ch'a la natura vostra ben s'assetta.
DONATIVI D'ANIMALI ALLE DETTE FANCIULLE
Passera
Passerà tua bellezza,
La gratia e la vaghezza,
Poi, quando il bel crin d'or sarà d'argento,
Il tempo perso ti darà tormento.
Lodola
Lodo la tua beltade,
Ma non la crudeltade,
Che regna in te, che se fossi più pia,
La più compita al mondo non sarìa.
Calandra
Calando andrà il colore,
E di tua etade il fiore,
Pazzarella che sei, e 'n tuatua vecchiezza
Amor per te non tirerà più frezza.
Civetta
Perché vai civettando
E sempre sberlocchiando,
Hor su la porta, hor' a la gelosia,
La civetta ti do per compagnia.
Quaglia
Già t'havea per merlotta,
Anzi, per sempliciotta,
Ma 'l tuo cervel molto mi par trincato,
Hor vanne pur, ch'in tutto m'hai squagliato.
Polli
Ho udito dir a tutti
Sempre, che i polli e i putti
La casa imbrattar sogliono, però prendi
I polli, e se sei saggia il resto intendi.
Fanello
Fa nel pensier costei,
S'io vado sotto lei,
Voler tenermi in gabbia riserrato,
Ma il laccio teso ho visto, e son scappato.
Colombi
S'aman di puro core,
E senton pari ardore
I semplici colombi, così puoi
Esser tu honesta ancor', e amar, se vuoi.
Sparviero
Sparvero in un momento
Le mie gioie e 'l contento
(Crudel), quando a la rete mi tirasti,
Fingendo amarmi,e poi m'abbandonasti.
Rosignolo
Cantando, il rosignolo
Sfoga l'antico duolo,
Così crede ciascun ch'ode il mio canto,
Ch'io viva lieto, e sfoghi in rime il pianto.
Gazzuola
La gazza al cinguettare
Chiaro vorrìa parlare,
E dire il fatto suo, così ancor' io
Cinguetto, e non so dire il fatto mio.
Farfalla
Io non credea far fallo,
Quando d'amor nel ballo
Entrai, ma quando giunsi al suo bel lume,
La vita vi lasciai, non che le piume.
Grillo in gabbia
Dentro questo sportello
Alberga il tuo cervello,
Qual, come vedi, s'è cangiato in grillo,
E salta e canta, e sta lieto e tranquillo.
Tortore
Hai torto, rea che sei,
A dar sì gravi “homei”,
A me, che dentro il cor ti porto impressa,
Ma il torto resterà sopra te stessa.
Rondine
La rondine loquace,
Ciarlando gir gli piace,
Per ogni tetto; il simile tu fai,
Porti ciancie per tutto ove tu vai.
Can satino
Questo satin ti mando,
E te lo raccomando,
Ch' egli ha in sè una virtù ch' assai mi piace:
Ch' a i ladri abbaia, ed a gli amanti tace.
Coniglio
S'io mi mostrai leone,
Ne la prima tenzone
D'amore, hor che di lui provo l'artiglio,
Più vile son d'un timido coniglio.
Schiratolo
Quest' animal gentile
Ti mando, che simile
A te mi par, c'hor fai festa a la gente,
Hora la mordi col tuo fiero dente.
Galana
Galante, per mia fè,
Madonna sei con me,
S'io ti miro e tu a guisa di galana
Tiri la testa dentro de la tana.
Gambaro
Il gambar, per natura,
Indietro andar procura,
Così a me avvien ch'innanzi andar mi credo,
E sempre indietro ritornar mi vedo.
Gufo
Goffo ben son stat'io
A porre il desir mio
In te, da cui mai spero haver construtti,
E ogn'un mi ride, e son trastul di tutti.
Penna di pavone
Ti vai pavoneggiando
Te stessa vagheggiando,
E non t'accorgi che l'esser superba
Ti toglie la beltà ch'in te si serba.
Penna d'oca
Oh che pena, oh che ardore,
Oh, che aspro e gran dolore,
Oh che doglia, oh che affanno, oh che tormento,
Per voi, ahi miser, nel mio petto sento.
Penna di fagiano
Tener non posso più
Secreto, e lo sai tu,
Quest'amor nostro, né ragiono in vano,
Che scoperta è la testa a lo fagiano.
Penna di falcone
Se pur vuoi far l'amore,
Fal con sincero core,
Né camminar con frode o con doppiezza,
A tal' amore è falso e non s'apprezza.
Penna di perdice
Perdi certo, e trai via
Il tempo, figlia mia,
A languir' e penar per amor mio,
Ch'in altra donna ho posto il mio desìo.
Penna temperata
Temprata è la mia pena,
Né amor più m'incatena
Come soleva, e quell'ardente foco
C'havea nel petto, cala a poco a poco.
Penna di corvo
Il cor v'ho dato in dono,
E tutto vostro sono,
Né ad altra posso rivoltar l'amore,
Essendo voi padrona del mio core.
Cascio fresco
Il caso è fresco ancora,
Però, gentil signora,
Prima che in amar voi più innanzi vada,
Dite si o no se 'l mio servir v'aggrada.
Ova
Ov'è, donna spietata,
La fede a me già data?
Ov'è l'amor? Ov'è la cortesia?
Ahi, falsa Circe ingannatrice e ria!
Stuzzetto
Sto zitto e non ragiono,
Ma sì sciocco non sono
Ch'io non conosca che mi dai la baia
Tocca pur via, per fin, che la va gaia.
Calamaio
Poi che non cessan mai
I miei penosi guai,
Mandoti un calamaio, che vuol dire
Che mai non cala il mio crudel martire.
Libro
Mentre libero vissi
Fra me più volte dissi
Ch'amor esser doveva un dolce gioco,
Hor dico ch'è un inferno pien di foco.
Guanti
Dir voglion questi guanti
Che tu ti guardi innanti,
Che se ti copron quella bianca mano,
Non scopri quel cui poi coprir sia vano.
Rete d'oro
D'oro vi do la rete,
Perché preso m'havete
Con la rete d'amor, tessuta d'oro,
La qual di pregio passa ogni tesoro.
Cordella
Il cor della mia dama
Di veder sempre brama
Strage e ruine dentro al petto mio,
Né d'altro ciba e pasce il suo desìo
Specchio
Ne lo specchio ti miri,
E teco non t'adiri
Vedendo ch' ei ti fa sì vaga e bella
E che poi tanto sij d'amor rubella?
Cordon di seta
Il cor dono a te, ingrata,
Che l'alma m'hai legata:
Hor, per alleggerir mia grande salma,
S'io t'ho donato il cor, rendimi l'alma.
Ritratto
Mandovi il mio ritratto,
Per dimostrarvi in fatto
Che, non potendo con viva figura
Star con voi, bramo almen starv' in pittura.
Faccioletto
S'io faccio quanto ho letto,
Uscirò di sospetto:
Che scritto in molti luoghi ho ritrovato,
Chi non si fida non vien' ingannato.
Detale da cucire
Amor già mi de' tale
Colpo col fiero strale,
Per voi nel petto, e tal'è la ferita
Che meraviglia fia, s'io resto in vita.
Aghi da cucire
Questi aghi voglion dire:
Quando stai a cucire
Ne' tuoi lavor, che quanti punti fai,
Tante ferite son ch'al cor mi dai.
Anello in piombo
Così come l'amore
Che regna nel tuo core
E' facile a disfarsi, così questo
Di piombo anel ti mando, intendi il resto.
Anello in fede
Di questo anello in fede
Ti faccio unica herede,
Per dimostrar che fino in sepoltura
Osservata ti sia candida e pura.
Turchina
Amor, con qual dottrina
Ch'a una turca m'inchina,
Vuoi tu? Dimmi la causa, che mi pare
Ch'un infedel non si dovrebbe amare.
Scatolino di musco
Rende soave odore
Il musco, e allegra il core,
Ma voi più assai del musco odor darete,
Se a la beltà modestia aggiongerete.
Pianelle
Pian nell'amor vorrei
Che fosti, e a i desir miei
Soddisgìfacesti, con gentil maniera,
Se a la beltà modestia aggiongerete
Scarpette
Mandoti le scarpette,
Né so se larghe o strette
Ti son; ben so che stretto al duro laccio
D'amor sono, e per te tutto mi sfaccio.
Sapone
Io ti mando il sapone,
E non senza cagione,
Perché, fingendo far l'appassionata,
So che ogni dì mi fai la saponata.
Ebeno
E' ben ragion, sorella,
Ch'essendo a me rubella
Come tu sei, pria che più innanzi io vada
Ch'io mi ritiri, e prenda un'altra strada.
Chiodo
Ho fisso e fermo il chiodo
Amarti in ogni modo,
Né in tempo alcun mia fede cangiar voglio,
O siami amor benigno, o m'usi orgoglio.
Confetti
Se amarezza t'ho dato
Tal'hor, per lo passato,
Per far hor quella parte che mi tocca
Questi ti do per raddolcir la bocca.
Gelatina
Tu sei tanto gelata
D'amor, anzi agghiacciata,
Ch'io temo, a dirti il ver, ch'una mattina
Non ti trovin mutata in gelatina.
Favo di miele
Le melliflue parole
Ch'escono, o mio bel sole,
Fuor de la vostra bocca saporita,
Porgono a questo cor gioia infinita.
DONATIVI DI PIETRE PRECIOSE
Diamante fino
Dì, amante, fin' a quando
Ho io d'andar sperando
Di goder' il tuo amor? Quando fia l'hora
Ch'ambi uscirem di tante pene fuora?
Diamante falso
Dì, amante falso e rio,
Ch'oltraggio t'ho fatt'io?
Che tu manchi di fede in un istante,
A me, ch'ogn'hor ti fui di cor costante?
Perla
Per l'amor ch'io ti porto
(Ahimè) son quasi morto.
Ma tu in un tratto puoi donarmi aita,
Per la bontà ch'in te regna infinita.
Zaffiro
Celeste è lo zaffiro,
E celest' è il bel giro
De gli occhi tuoi. Hor, chi può far difesa
Contro di te, che sei dal ciel discesa?
Diaspro
Dì, aspro, empio e crudele
Fu quel, quando le vele
Posi (ahi, meschin) nel mar d'amore infido,
U' pochi son che giunghin salvi al lido.
Topaccio
Io mi son tolto impaccio,
D'entrar nel crudo laccio
D'amor, ma causa ch'io restai involto
Fu l'aria (ahimè meschin) del tuo bel volto.
Rubino
Questa gemma pregiata,
Di tal virtù dotata
Fu, che se gelosia senti nel petto,
Portala in dito, e cesserà l'effetto.
Corallo
Il cor' allegro, quanto
Te mirar mi do vanto:
Ma come privo son della tua vista,
Il cor' allegro subito s'attrista.
Agata
Fa l'huomo vincitore
L'agata, e da buon cuore;
Però questa ti dono, acciò ti vaglia
Contro te stessa a vincer la battaglia.
Elitropia
Chi questa pietra attinge
Ne l'acqua, ella si tinge
Di sanguigno color, così tu in sangue
Cangi il mio pianto, e 'l miser cor ne langue.
Pantheron
Pantheron da “panthera”
Vien detto, ch'è una fera
Da veder vaga, ma crudele e fella:
Tanto tu cruda sei quanto sei bella.
Piropo o carbonchio
Di notte, come foco
Ralluma in ogni loco
Il piropo, tal voi: la notte in giorno
Cangiar potete, col bel raggio adorno.
Calcidonio
Se di bigio colore
Si mostra esser di fuore
Il calcidon, tal' io per voi meschino,
Pallido e smorto vado a capo chino.
Corniola
La vostra unica e sola
Beltade il cor n'invola,
Però la corniola v'appresento,
Poi ch'involarmi il cor vi da contento.
Cristallo
Chiaro come cristallo
E' l'amor nostro, e sallo
Ogni persona, però ben mi pare
Che concludiamo quanto s'ha da fare.
Catena d'oro
Con dure, aspre catene
A incatenar si viene
L'orso, il leon, ma a voi, fera gentile,
Catena si convien d'aureo monile.
Ampolla d'acqua rosa
Qui l'acqua non si serra
Che ad Attheon fè guerra,
Ma un'acqua preciosa e signorile,
Da far la faccia tua vaga e gentile.
Ghirlanda di fiori
Cupido mi comanda
Ch'io dia questa ghirlanda
A la più vaga donna e a la più bella,
Ond'io la porgo a voi, che sete quella.
Sigillo
L'amore è sigillato,
Né più cangerà stato:
Vivi pur lieta, e non haver sospetto
Che per me gelosia più t'entri in petto.
Fiore di talco
Tal cosa mai da te
Havrei pensata (ohimè),
Che mostrandoti a me sì cara e grata
Sì tosto in preda d'altri ti sei data.
Fiore di seta
Questo serico fiore
Mandoti, il cui tenore
Vien chiaro a denotar, come vedete,
Che, qual Tantal, per voi muoio di sete.
Calamita
Sì come questa pietra
Dal ferro non s'arretra,
Ma per virtute occulta a sè lo tira,
Tal voi tirate il cor di chi vi mira.
Alicorno
D'alicorno un pezzetto
Ti mando, che nel petto
So c'hai un poì di tosco, e quest' è buono
Da risanarti, e te ne faccio dono.
Foglio di carta bianco
Il foglio bianco e bello
Mandoti, acciò che in quello
Scrivi quanto da me desidri in fatto,
Ch'io son per sottoscriver' ogni patto.
IL FINE