LE TRENTA
MASCHERATE
PIACEVOLISSIME
dalle quali, pigliando l'inventioni,
si possono fare concerti dilettevoli
nel tempo di Carnovale
(il testo è uguale per le prime 27 mascherate a M11 “Mascherate piacevolissime”, con l'aggiunta dei seguenti 3 testi)
MASCHERATA XXVIII
Sopra chi ha buon tempo
So ben io ch'a buon tempo da dovero,
Se nol sapete voi, persone care:
Chi si trova danar senza pensiero,
E chi ha formento assai da contrattare.
Questi scorrono ogn'hora ogni sentiero,
Ed attendono sempre a sollazzare,
E, travestiti per tutt' i confini,
Con ricche rube ad altri da zanini,
Dice il proverbio: c'ha d'haver sospiri,
Un carro di pensier non paga un bezzo,
E l'huomo tanto prova gli martiri
Quant'è breve stagion in quegli avezzo.
Ma poi, se assuefatto in fin lo miri,
Più non conosce del fetore il lezzo,
Però vedi ch'a spasso tutto l'anno
Huomini e donne per il mondo vanno.
Mira i cavalli con le fessoliere,
Che pieni sono d'ogni sorte gente,
E correr gli vede a schiere a schiere,
Da le lor dame con qualche presente,
E poi la sera van per lor piacere
In casa d'un amico o d'un parente,
Dove si balli senz'alcun affanno,
Immascherati tutta notte stanno.
E così fin che dura il Carnovale
In gioia se ne stanno ed allegrezza,
Poiché d'altro pensiero non gli cale,
E si trovano amica la ricchezza.
Vagar li vedi, per ogni rivale,
In fin che 'l sol questo emisperio sprezza,
Che dopo vanno in casa de' vicini,
Spesso a danzar su i pomposi festini.
MASCHERATA XXIX
Ortolane che vendono latte
Chi vuol del latte, oh donne,
Eccol candido, fresco, bello e sodo,
Che non sa ferro, o si converte in brodo,
Ed è polito e netto,
E di pecora schietto,
Gustate col cucchiaio, ovver col dito,
Che sentirete quant'è saporito.
Questo rinfresca drento,
E dà buon nutrimento,
Fa bella carne, ingrassa e allegra il core,
E de la sete estingue il grave ardore.
Poi ha un'altra virtù, che no'l sapete,
Che voi felici se ne prenderete,
Però, se ne volete,
Fatevi sotto con le pignatelle,
Che vi sgocciolarem ben le scodelle.
MASCHERATA XXX
Pasticcieri innamorati
Pasticcieri noi siamo, donne belle,
Venuti sì da Napoli gentile,
Nostro mestiero ed arte è il far offelle,
Di spoglia bianca, morbida e sottile,
Tirar belle sfogliate,
Far tartare e grostate,
Potaggi a la francese,
Torte a la genovese,
E di pasta il lavor che si dispensa,
Ch'ogni gran re può comparir in mensa.
Ma non sì tosto il piede posto habbiamo
In queste vostre ricche alme contrade
Ch'accesi dentro i petti ci troviamo,
Da la vostra ammiranda alta beltade,
Ch'Amor, gran pasticciero,
(Ahi, dispietato e fiero),
N'ha posto i nostri cori
Ne' tuoi cocenti ardori,
Tal che per essi in amorose tempre
Ne' tegami d'Amor bollono sempre.
Però, donne gentil, vaghe ed honeste,
Se de le paste nostre tor vi piace,
Eccoci pronti con le nostre ceste
Per dar ciò che v'aggrada, e vi compiace,
Né a voi per pagamento
Chiediam oro né argento,
Ma in vece di moneta
A noi con faccia lieta
Porgete un sguardo co' bei lumi ardenti,
Che da voi restarem paghi e contenti.
IL FINE
Testo trascritto da: Le trenta mascherate piacevolissime di Giulio Cesare Croce, Dalle quali pigliando l'Inventioni, si possono fare concerti dilettevoli, nel tempo di Carnovale. In Bologna, per Girolamo Cocchi, s.d., BAB